TEATRO/Sarabanda, uno spettacolo sul cambiamento

di Anna V.

Testimonianza di una lettrice di Independnews:
Il 23 luglio, come ogni anno in questo periodo, sono partita da Firenze con meta San Miniato – un paesino arroccato su una collina Toscana – per vedere lo spettacolo principale della “Festa del Teatro” del Dramma Popolare.

Una volta arrivata, parcheggio la macchina e prendo l’ascensore che mi porta da San Miniato bassa a quella alta. Da lì posso godere uno splendido panorama di colline verdi e campi coltivati.

Mi dirigo verso la piazza principale dove si svolgerà Sarabanda di Ingmar Bergman. Il palco è stato posizionato all’ombra del Duomo. La riduzione teatrale di Sarabanda in prima esecuzione assoluta per il teatro italiano conserva quasi integralmente la sceneggiatura originale.

Alle 21.30 inizia lo spettacolo e da quel momento vengo completamente rapita da quello che succede in scena. Il testo racconta e sviscera i problemi tra genitori e figli, un dramma di rimpianti, rimorsi e rancori.

I personaggi sono una famiglia: Marianne, ex moglie di Johan, uomo burbero e indifferente alla sorte delle persone che gli stanno accanto; il figlio di Johan, Henrik – disperato per la morte della moglie – e Karin, figlia di Henrik.

Sono proprio Henrik e Karin ad avermi colpito di più. Lui, dopo la morte della moglie, decide di riversare tutte le sue attenzioni alla figlia, obbligata dal padre a sostenere la prova per l’ammissione al conservatorio. Sarà poi costretta a studiare ore e ore di violoncello, anche contro la sua volontà, e alla fine cercherà rifugio in suo nonno.

La vera svolta del rapporto tra Karin e Henrik avviene quando lei trova una lettera della madre indirizzata al padre. La donna lo pregava di non obbligare la figlia a studiare violoncello e lo avvertiva che questo suo rapporto morboso avrebbe potuto causare a Karin seri problemi psicologici.

A questo punto in Karin avviene un cambiamento: capisce che non può più continuare a sottomettersi alla volontà del padre e che, per la sua sopravvivenza, dovrà abbandonarlo e spezzare il rapporto. Una decisione che provocherà il tentato suicidio di Henrik, che però non avrà – come credeva – il ritorno della figlia.

Uno spettacolo che mi sento di consigliare sia per il testo, veramente interessante, sia per il modo in cui è stato messo in scena. Per chi avesse voglia di conoscerlo, verrà ripreso a novembre al Metastasio di Prato e a dicembre al Piccolo Teatro di Milano.

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