
INDIA. Mumbai. 2010. Forshe taxi driver along Marine Drive (Nanzeen).
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Dopo dieci giorni di monumenti imponenti, musei grandiosi e altri siti ufficiali, il viaggio in treno verso Beijing è un’occasione unica per vedere ‘liberamente’ – attraverso il finestrino – la vera Corea del Nord e la sua quotidianità (Foto di Pietro Pietromarchi).
LA MIA VERITÀ – Ad ognuno la sua opinione sulla Corea del Nord. Da ciò che ho visto io, il suo popolo non rappresenta una minaccia per il mondo: venti milioni di abitanti che condividono un destino che subiscono senza via d’uscita.
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La Corea del Nord (o DPRK, Democratic People’s Republic of Korea) sembra inaccessibile. Difficilissimo avere un visto. Quando finalmente lo si ottiene – e si entra nel Paese – il viaggiatore straniero viene affidato all’agenzia governativa, che seleziona per lui due guide ufficiali, decide l’itinerario da seguire e sceglie cosa “mostrargli”.
Viaggiare a bordo del treno che collega Pyongyang, capitale della DPRK a Beijing, è un’esperienza affascinante. Si parte verso le dieci del mattino – finalmente soli e senza l’occhio vigile delle guide – e si raggiunge la frontiera cinese ventiquattro ore dopo.
Dal finestrino del vagone letto scorrono le immagini monotone di stazioni ferroviarie che si susseguono: il cemento, la ruggine e l’esercito sono ovunque.
Le didascalie sono massime tratte dal libro “The Leadership Philosophy of Kim Jong Il”, scritto da Jo Song Baek e edito dalla Foreign Languages Publishing House di Pyongyang in Corea del Nord (Juche: 88 scelte per illustrare il contrasto tra la teoria e la realtà)
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Si conclude oggi la serie di reportage “TRENI (A VAPORE) NEL MONDO”, tre viaggi fotografici di Pietro Pietromarchi. Vedi anche:
REPORTAGE1/”TRENI (A VAPORE) NEL MONDO”: Bosnia-Herzegovina, ultimo Paese europea ad utilizzare la trazione a vapore
REPORTAGE2/”TRENI (A VAPORE) NEL MONDO”: India, destino segnato per le locomotive a vapore





















