Archivio Categoria: CULTURE

Culture exchanges are the valuable tools for improving dialogue, mutual understanding and respect between the two sides of the Mediterranean. This is a space dedicated to European events, exhibitions and cultural appointments with which North African students might get involved. Culture, the mirror of the Mediterranean societies, becomes a mean of reflection and democratic exercise for citizenship.  | E' lo spazio dedicato ad eventi, mostre, libri, fotografie, progetti e tutto ciò che è riferito alla cultura e alle culture, specchio delle società che si affacciano sul Mediterraneo. La cultura diventa uno strumento prezioso per migliorare il dialogo e la conoscenza reciproca tra le due sponde del mare nostrum.

Hebron, la città della Cisgiordania divisa e abbandonata

Hebron, West Bank. Ph. Silvia Dogliani

Hebron è la seconda città più antica della Palestina dopo Gerico. Oggi fa parte della Cisgiordania (West Bank) ed è popolata da oltre 200mila palestinesi e 600 coloni israeliani protetti dall’esercito che ha assediato la città. E’ qui che, nel febbraio di 25 anni fa, un medico israeliano di nome Baruch Goldstein ha sparato nella moschea di Abramo (Grotta dei Patriarchi per gli ebrei) contro i fedeli palestinesi in preghiera, uccidendone 29 e ferendone 300. Da allora è stata creata la missione “Temporary International Presence in Hebron” (Tiph), che coinvolge circa sessanta osservatori provenienti da cinque Paesi diversi (Norvegia, Svezia, Italia, Svizzera e Turchia). Il compito della Tiph è quello “monitorare”, senza intervenire, sulle violenze commesse dai coloni o dai palestinesi in una città ad alta tensione, divisa dal 1997 in due settori: H1 sotto il controllo dell’autorità nazionale palestinese, e H2 sotto l’autorità dell’esercito israeliano. La missione viene riconfermata ogni sei mesi.

A fine gennaio di quest’anno, il Primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha deciso di non rinnovare il mandato degli osservatori internazionali della Tiph, sostenendo che tale missione agiva contro Tel Aviv.

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LIBRI / Odio online: Razzismi 2.0, l’analisi di Stefano Pasta

Razzismi 2.0 è l’analisi di Stefano Pasta – giornalista e dottore di ricerca in Pedagogia – sull’odio sempre più presente sui social network. Il libro delinea l’evoluzione dei razzismi, analizza le caratteristiche dell’ambiente digitale che ne facilitano la propagazione e presenta proposte per suscitare anticorpi e attivismo digitale. Abbiamo incontrato l’autore a Milano, in occasione della presentazione del volume.

Nel suo libro si legge che “i ‘razzismi’, in questo momento storico, si presentano come semplificazioni interpretative di un mondo complesso”. Cosa significa esattamente?

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Lalla Essaydi e le Femmes du Maroc

Les Femmes du Maroc: La Sultan, 2008. Ph. Lalla Essaydi

Lalla Essaydi è una fotografa che ha sempre opposto resistenza a tutto ciò che, nella cultura contemporanea, sono stereotipi o preconcetti. Nata e cresciuta in Marocco, in una famiglia tradizionale, ha studiato in Occidente e si è trasferita per alcuni anni in Arabia Saudita. Oggi vive tra New York, Boston e Marrakesh.

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LIBRI/ ‘Un vulcano chiamato Siria’. Intervista all’autore Abdullah Alhallak

Un vulcano chiamato Siria” è una panoramica sulla Siria di oggi e di ieri. Abdullah Alhallak, giornalista siriano e autore del volume, s’interroga sul futuro del proprio Paese e pone l’accento sull’importanza della democrazia per garantire una pace stabile e duratura. Lo abbiamo incontrato in occasione dell’uscita del libro.

Come era la Siria prima della “Primavera araba”?
Dopo la salita al potere di Bashar al-Assad, a luglio del 2000, tutti si aspettavano una trasformazione. Gli appelli e le richieste per il cambiamento democratico e il pluralismo politico cominciavano a levarsi sempre più forte all’interno del Paese. Bashar al-Assad promise che avrebbe varato delle riforme. Il 27 settembre 2000 gli intellettuali siriani pubblicarono il “Manifesto dei 99“, inaugurando la “Primavera di Damasco”. Il 9 agosto 2001 cominciarono, però, le retate di arresti contro gli attivisti e gli intellettuali della Primavera.

Bashar al-Assad era quindi determinato a mantenere il suo potere?

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