LIBRI / Il mondo secondo Gianluca Solera: tra speranza e apocalisse

Il mondo immaginario 2 1240Un viaggio oltre la realtà, tra Mediterraneo e mistero. È qui che Gianluca Solera ci conduce con il suo romanzo d’esordio, “Prima dell’Apocalisse. I codici della speranza” (Castelvecchi, 2025).

Un libro che intreccia filosofia e avventura, raccontando le sfide del mondo contemporaneo attraverso gli occhi del giovane Compagno e del suo maestro, padre Ignacio, ispirato a padre Paolo Dall’Oglio, gesuita rapito in Siria nel 2013 e simbolo del dialogo tra Oriente e Occidente.

La storia si muove tra luoghi reali del Mediterraneo e spazi immaginari chiamati l’Oltre.  La narrazione intreccia tempi differenti e storie distinte, mostrando come passato e presente siano intimamente legati e come ogni scelta possa avere conseguenze spesso più vicine di quanto immaginiamo. Lingue diverse – dall’italiano contemporaneo all’arabo, dal dialetto gardesano all’italiano antico di Dante – arricchiscono il racconto e ne amplificano la dimensione culturale.

Come Dante e Virgilio nella Divina Commedia attraversano Inferno, Purgatorio e Paradiso, così Compagno e padre Ignacio esplorano l’Oltre: dialogano con personaggi diversi, ascoltano storie e pongono domande esistenziali, riflettendo sulla natura intima del peccato.
L’Oltre, tuttavia, non costituisce un vero e proprio luogo a sé, ma un riflesso del mondo in cui viviamo. Permette di conoscere quegli aspetti che nella quotidianità rimangono inosservati: le conseguenze rovinose delle azioni umane, che stanno conducendo gli individui all’autodistruzione e proiettano il mondo verso l’apocalisse.

In questo viaggio, il protagonista prende coscienza delle grandi sfide che attraversano il pianeta e, grazie a questa consapevolezza, torna alla vita di sempre con uno sguardo completamente rinnovato. Il viaggio si conclude con l’incontro tra Compagno, Dante e Virgilio, suggellando il ritorno del protagonista alla vita terrestre. In questa intervista, Solera ci racconta la genesi del libro e il senso profondo del suo “viaggio nell’Oltre.

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Quando e come è nata l’idea alla base di questo romanzo? C’è stato un evento particolare che l’ha ispirata?
“Era come se mi sentissi in dovere di dare qualcosa a padre Paolo, di fare in modo che la sua voce continuasse a parlare — oltre la storia e la comunità che lui rappresentava. Io l’avevo conosciuto non solo come religioso, ma anche come uomo politico.
Tra l’altro, credo di averlo sentito l’ultimo giorno prima che attraversasse la frontiera. Si trovava nel Kurdistan iracheno ed era in procinto di entrare nel nord-est siriano per andare a Raqqa. Mi disse che stava per partire per un viaggio difficile, che non sapeva quando ci saremmo sentiti di nuovo. Mi trattava come un figlio, e mi disse: “Abbi cura della tua famiglia”. È come se mi avesse lasciato un messaggio. Come se mi stesse dicendo: “Non so cosa mi succederà, ma qualunque cosa accada, tu fai tesoro delle cose che abbiamo fatto insieme”. Questa cosa me la sono portata dentro.
Copertina libro soleraOvviamente dovevo essere anche psicologicamente e umanamente pronto a scrivere.
Due difficoltà mi bloccavano. La prima era legata al suo destino — tanto è vero che poi, nel libro, il protagonista è padre Ignacio, anche se all’inizio avevo pensato di chiamarlo proprio padre Paolo. Questo cambiamento avvenne perché ero in dialogo con la famiglia: ritenevano, con ragione, che utilizzare il suo nome fosse come un implicito riconoscimento della sua avvenuta morte.
La seconda difficoltà era legata all’idea di farne un profeta, un voce profetica, valorizzando la complessità del suo messaggio che a mio avviso va al di là della sua identità di membro fondatore della comunità di Al-Khalil. Tanto è vero che, in questo viaggio, egli accompagna un giovane in preda agli incubi a scoprire molte cose”.

Se padre Ignacio è ispirato a padre Dall’Oglio, c’è qualcuno a cui ti sei ispirato per il personaggio di Compagno? Ti rivedi un po’ in lui?
“Sì, mi rivedo molto in lui — e mi rivedo anche nei giovani. A 14 anni sono stato tra i fondatori della prima lista verde politica in Italia, la prima in assoluto, a Mantova, dove vivevo allora con i miei genitori. Anche quando parlavo con i miei figli, manifestavo questa inquietudine per la fine dei tempi, e questa intersezione tra crisi diverse era spesso motivo di discussione. Ho dunque immaginato un personaggio costruito sulle mie preoccupazioni, ma anche guardando a quelle generazioni che hanno perso la voglia di vivere, che vivono un po’ isolate o che hanno perso la speranza nella politica e nella trasformazione della società.
Ho pensato anche a quella parte di giovani che ha smarrito il senso di Dio.
Questo giovane ha un po’ tutti questi elementi, ma — egoisticamente — mi piace pensare che sarei potuto essere io, con trent’anni di meno”.
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Secondo te, gli atteggiamenti dell’uomo moderno stanno portando l’umanità verso l’apocalisse? Quali comportamenti o scelte potrebbero invece garantire la salvezza del nostro pianeta e dell’uomo?
“Ricordo una conversazione in cui una delle sorelle di padre Paolo mi disse: “Aggiungi qualcosa al titolo”, perché inizialmente il titolo del libro era Prima dell’Apocalisse. Due uomini nell’Oltre.
È da lì che è nato il titolo Prima dell’Apocalisse. I codici della speranza, perché il libro si conclude con una sorta di rivelazione, quando i due personaggi si separano.
Compagno sale su un’imbarcazione guidata da un angelo che vola sul filo del mare. Porta con sé una rivelazione: non solo perché padre Ignacio gli lascia una lettera — che è un po’ il suo testamento — ma anche perché, quando ritorna alla sua vita, cerca parole per definire questi “codici della speranza”. Le parole chiave sono: parsimonia, fratellanza, umiltà, intuizione. È con queste parole che costruisce una nuova volontà di speranza.
C’è una parte del libro dedicata al tema del lutto, come processo di riconoscimento della realtà, che porta poi all’azione.
I personaggi che Compagno e padre Ignacio incontrano parlano della necessità di elaborare il lutto per ciò che il mondo potrebbe diventare, se superassimo i punti di non ritorno.
Sono almeno una decina i potenziali tipping point della crisi ambientale, ma pensiamo anche alla crisi dell’idea di civiltà unica, alla crisi del rapporto tra cittadini e potere, e alla crisi del lavoro.
Il messaggio del libro è: portiamo il lutto per ciò che il mondo potrebbe diventare, se non ci rendiamo conto che l’incrocio di queste crisi planetarie può condurre al declino dell’umanità.
Questo è un messaggio che viene raccontato con leggerezza, attraverso la forma del viaggio”.

Nel tuo libro troviamo diversi luoghi reali situati nel Mediterraneo. Da dove nasce il tuo profondo amore per questo mare e la necessità di creare un ponte tra le sue sponde, dunque tra Oriente e Occidente?
“C’è un passaggio del libro in cui il guardiano del lago dice: “Non andate oltre, perché oltre è la fine di tutto, il superamento del limite. Noi siamo come i pesci: crediamo di essere liberi, ma in fondo un lago è uno spazio chiuso. Esci dall’acqua e sei fuori da tutto, sei fuori dallo spazio vitale”. I pesci sono forse l’immagine più semplice per dire che anche noi viviamo in uno spazio vitale limitato. L’atmosfera è spessa venti chilometri, ma poi non c’è nulla.

Gianluca solera
Gianluca Solera

Noi pensiamo di trovarci in uno spazio infinito, ma invece è uno spazio piccolissimo.
Questa sensazione è quella che mi ha portato a fare un salto, a sviluppare una sensibilità verso il diverso. Ricordo che da bambino ero innamorato dei libri sugli animali e sulle piante, che raccontavano la straordinaria varietà degli esseri viventi: i tipi di scimmie, di rapaci, e così via. Ero affascinato da questa idea della diversità, e questo mi ha accompagnato nella ricerca del diverso anche nelle culture, nelle lingue e, naturalmente, nei modi di costruire la società e di credere in Dio. Per me, questa idea della diversità è stata il ponte che mi ha portato a occuparmi del dialogo tra Occidente e Oriente, del dialogo interculturale. Credo che l’accettazione della diversità ci costringa, come esseri umani, a scendere dal piedistallo e a rimettere in discussione l’idea di essere unici e indispensabili.
No, non siamo indispensabili. È questo che mi ha portato a scoprire il Mediterraneo, che per me rappresenta diversità, resilienza, scoperta e curiosità. È il luogo ideale, anche nelle sue rappresentazioni spazio-temporali, per immaginare il mondo dell’Oltre — tanto è vero che il viaggio del romanzo inizia con un vulcano e si conclude con l’arrivo su una costa marina”.

Gianluca Solera ha lavorato al Parlamento europeo come consigliere politico e nell’amministrazione, curando diversi progetti di sostegno sociale e dialogo interculturale nel Mediterraneo. Attualmente si trova in Nordafrica, dove dirige un programma finanziato dall’UE sulla conservazione del patrimonio storico-culturale in Libia.
Ha pubblicato diversi libri, tra cui: “Muri, lacrime e za’tar. Storie di vita e voci dalla Palestina” (2007), “Riscatto mediterraneo. Voci e luoghi di dignità e resistenza” (2013), “Citizen Activism and Mediterranean Identity – Beyond Eurocentrism” (2017), in cui racconta viaggi vissuti in prima persona in Palestina e nel Mediterraneo.

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