
“Hi, is Mr or Mrs Smith available?”, dice Lydia con tono fermo e volume sostenuto, dopo aver premuto il pulsante del citofono dell’appartamento 123 di un palazzo di Chelsea, uno dei quartieri residenziali della Lower West Side di Manhattan, a New York. “I am Lydia – si presenta con un sorriso – I am a volunteer for the Democratic nominee for mayor, Zohran Mamdani”. Questa giovane ebrea della Upper West Manhattan ha studiato Scienze Politiche al College di Long Island e da sempre è interessata alla politica. Rigorosamente schierata con il Partito Democratico, considera la scelta del giusto sindaco non un semplice impegno, ma una missione. All’inizio della pre-campagna elettorale – quando a correre non c’erano solo Zohran Mamdani e Andrew Cuomo – Lydia sosteneva il senatore Bernie Sanders. Le sembrava che avesse più esperienza, che fosse più dentro al sistema, insomma che non fosse un perfetto sconosciuto come Zohran. Poi i risultati inaspettati delle primarie le hanno fatto cambiare idea e oggi sostiene senza esitazione il giovane Mamdani, volto emergente della sinistra americana che lo scorso 5 novembre è diventato il nuovo sindaco di New York, conquistando i cittadini con proposte radicali: blocco degli affitti, trasporti gratuiti, edilizia pubblica, sicurezza sociale, assistenza all’infanzia gratuita.
L’elezione di Mamdani non ha avuto effetti solo negli Stati Uniti: ha risuonato con forza anche in Europa e nel Mediterraneo.

In città come Barcellona, Marsiglia, Napoli o Atene – alle prese con affitti alle stelle, turismo invasivo e servizi pubblici in crisi – la sua vittoria è stata letta come un segnale incoraggiante. In Francia, Sophia Chikirou, candidata di sinistra e braccio destro di Jean-Luc Mélenchon, conta sull’effetto Mamdani per rubare la poltrona a Anne Hidalgo, attuale sindaco di Parigi, proponendo un programma che s’ispira a quello di Zohran. È proprio Mamdani a diventare il nuovo riferimento concreto per riaprire il dibattito sulle politiche urbane sulle due sponde del Mediterraneo.
Ma dietro al successo e alla vittoria di Zohran Mamdani c’è il lavoro di Lydia, Vivian, Balthazar, Milo, Katie, Bronislaw, Gianna, Sanjana, Diana, Matt…. Sono gli oltre 100mila volontari che hanno dedicato anima e corpo alle attività giornaliere di canvassing – porta a porta – e phone banking – telefonate.
Sono loro ad aver bussato ad oltre 1 milione di porte per presentare ai cittadini un programma semplice, ma efficace; ad aver risposto a domande e dubbi e ad aver informato i residenti senza mai forzarne le scelte. Sono giovani, anziani, bianchi, neri, asiatici, ispanici, ebrei, musulmani, americani, europei, … Sono loro ad aver creato un movimento potente, di grande interesse internazionale. Alla fine di ottobre, lo stesso Senatore Bernie Sanders, sul palco del Forest Hills Stadium nel Queens, durante il comizio “NYC is not for sale”, ha identificato questo movimento come una grande forza che, in un “momento così delicato per la democrazia americana, da New York raggiungerà ogni Stato degli Stati Uniti, e poi del mondo intero”.
Mossi da una profonda convinzione nel cambiamento, i volontari di Zohran hanno dedicato minuti preziosi del loro tempo per informare i cittadini e raccogliere le difficoltà economiche dei residenti, le speranze, le urgenze – diverse da quartiere a quartiere – in un clima di massima solidarietà.

Milo è un giovane di origine russe. Vive ad Harlem, quartiere storico del jazz, e da anni fa parte dei comitati giovanili del Partito Democratico. Ha conosciuto Zohran durante un incontro a cui ha preso parte inaspettatamente: “In questo fuoriprogramma ho scoperto un bravissimo oratore, carismatico, energico. Era da tanto che non si vedeva un politico così coinvolgente!”.
Bronislaw è un professore universitario di matematica e fisica in pensione, intellettuale polacco e socialista convinto. Ha chiesto asilo politico 59 anni fa e da Little Italy si è poi trasferito anche lui a Harlem. “Mi piace il programma di Zohran e voglio dare il mio contributo perché ci credo e spero che New York possa solo migliorare con lui”, spiega. Ha visto la città cambiare molte volte, non sempre in meglio.

Gianna è una giovane studentessa di Public Health alla Columbia University. Viene da Los Angeles. È nata e cresciuta in California e i suoi genitori sono originari delle Filippine. Maneggia con disinvoltura il telefono, dove ha appena scaricato la App MiniVAN, che permette ai volontari di visualizzare la mappa del quartiere ed individuare edificio, numero civico, porta a cui bussare e nome dell’inquilino che andrà a votare. Lunga treccia nera, pantaloni morbidi, scarpe da ginnastica, sorriso e una voce dolce e confortante. “Sono una volontaria di Zohran”, dice, e tutti le aprono la porta senza timore, scambiano qualche parola e promettono di andare a votare
Matt ha 37 anni, vive ad Astoria, nel Queens, ed è un ingegnere del software. A gennaio ha partecipato al lancio della campagna a Brooklyn, promosso sui social. “Era un giorno gelido – racconta – e nessuno si aspettava una grande partecipazione, ma io ero lì insieme a qualche centinaia di persone. Da quel giorno ho deciso di dedicare il mio poco tempo libero al volontariato”. Coordina i volontari di Astoria: “Per molti è la prima volta che fanno attività porta a porta, poi tornano. Li unisce l’emozione di dedicare il loro tempo libero ad un politico, di sentirsi parte di una delle più grandi operazioni di volontariato a New York. E in questo particolare momento della nostra politica americana, credo che significhi qualcosa”.

John ha 22 anni, vive ad Astoria e lavora come regista e scrittore freelance dopo aver vissuto a Los Angeles. “Ero molto attivo in politica tra il 2014 e il 2016, poi vedere il Partito Democratico sconfitto per ben due volte da Donald Trump mi ha fatto riconsiderare il mio coinvolgimento. Zohran mi ha ridato la speranza che non avevo più. La mia generazione non è stata molto fortunata: sono nato nel 2003, ho vissuto il crollo del mercato azionario, sono andato al college durante la presidenza di Trump e poi è arrivato il Covid … Oggi, vedere un segno di speranza, pensare che si possa cambiare qualcosa è incredibilmente ispirante. Quando parlavo con i miei compagni del College di Los Angeles, ero orgoglioso di dire che Zohran sarebbe diventato il nostro nuovo sindaco: è giovane, divertente, tutti lo apprezzano e farà delle cose che ci aiuteranno. C’è una eccitazione genuina che non avevo sentito in nessun’altra campagna elettorale“.
Josh, 26 anni, in attesa di entrare alla specializzazione in Legge, ha deciso di fare il volontario perché Zohran è giovane, progressista e ha idee chiare. A colpirlo particolarmente è stato ciò che ha detto in un’intervista: “Voglio portare avanti tutte queste politiche e se qualcosa non dovesse funzionare, proverò a trovare soluzioni alternative”. “È qualcosa che non senti mai dire da un politico”, commenta Josh sorridendo.

Kevin, 28 anni, insegna in una scuola pubblica del Queens e sostiene Zohran perché affronta anche il tema delle pensioni nel settore pubblico. “Non ho alcuna speranza nel Partito Democratico – afferma. Preferisco sostenere gli indipendenti che non hanno forti legami con i ricchi”. Ammira la comunicazione di Zohran “È fantastico con l’uso dei social media: è bravo a promuovere l’attività porta a porta. Cliccando sul link è facile scegliere il quartiere e le date in cui fare volontariato.

Vivian è seduta dietro ad un grande tavolo di legno, nella penombra e confusione di un bar di Hell’s Kitchen, un quartiere del Midtown West che si affaccia sul fiume Hudson. Mentre aspetta i volontari di ritorno dal porta a porta, sorseggia un drink e mangia cosce di pollo fritto. Indossa un cappello giallo con l’inequivocabile scritta “Zohran Mamdani for Mayor” ed è una “lead volunteer”: forma, coordina e supervisiona i volontari del quartiere. A colpirti è la sua storia e quel sorriso rassicurante: “Ho 24 anni, vivo nell’East Village – il quartiere dei giovani. Prima, facevo l’ingegnere del software. Ho mollato il mio lavoro per partecipare a questa campagna. Negli Stati Uniti si sta prendendo una direzione che non mi entusiasma affatto. Essere coinvolta nel canvassing mi ha cambiato la vita: ho capito che adesso voglio lavorare con le persone, ascoltarle, rendere questo mondo migliore, impiegare le miei skills in qualcosa a cui credo veramente”. Dopo il successo inaspettato delle primarie, il Team di Zohran le ha affidato il ruolo di “Lead volunteer”: “Prima parlavo con i cittadini, adesso ascolto i volontari e cerco di entusiasmarli e di farli ritornare”. Alla domanda “Perché cambiare tutto?”, risponde: “Se non lo facciamo noi giovani, chi penserà al nostro futuro? Per lei questo non è solo volontariato, ma un nuovo modo di immaginare la propria vita. “Abbiamo costruito una coalizione di migliaia di volontari, vuol dire che il movimento non si ferma qui”.
La scelta di mollare tutto ha provocato tensioni in famiglia e con gli amici. Alcuni non l’hanno capita. Ma Vivian va avanti a testa alta. E non è l’unica.

Anche Katie ha lasciato un’ottima posizione in una multinazionale per diventare lead volunteer: non sopportava più l’atmosfera di un lavoro che si focalizzava unicamente su come guadagnare di più. Voleva cambiare il sistema e quando ha ascoltato Zohran, ha capito che poteva farlo.
Non è stato facile per questo 34enne emergere e distinguersi . Nato in Uganda – madre regista indo-statunitense, padre accademico ugandese della Columbia University – è arrivato negli Stati Uniti a 4 anni. Solo un anno fa era accreditato al 4%, tra gli ultimi candidati in corsa. Eppure ha vinto. Perché? Perché i volontari lo amano. Gli preparano la torta di compleanno, lo seguono nei dibattiti , indossano i colori giallo e blu, cantano “Freeze the rents”, ascoltano le sue interviste e le commentano in tante chat dai nomi stravaganti: Gabbers for Zohran, Mamdani Yappers, Pets for Zohran…
E anche adesso che Zohran era nella stanza ovale insieme al Presidente Donald Trump, che gli ha stretto la mano e gli ha dato il suo sostegno – dopo averlo definito “comunista” e ostacolato in tutti i modi durante la campagna – i suoi volontari capiscono di aver combattuto per qualcuno per cui valeva la pena lottare: un convinto difensore del socialismo. Città come Barcellona, Atene, Tunisi, Napoli, Parigi, … non lo perdono di vista e continuano a osservare con attenzione le sue prossime mosse.
(Special thanks to Zohran’s volunteer team)





















