
Cold Spring, New York – Un piccolo paese lungo il fiume Hudson, immerso nei boschi dello Stato di New York, ospita una mostra intima dedicata a Maria Lai, artista sarda che ha saputo “cucire” arte, comunità e territorio in un unico gesto poetico. Al Magazzino Italian Art – uno splendido spazio espositivo che merita di essere visitato – “Maria Lai. A Journey to America” è un ponte invisibile tra due sponde lontane: Sardegna e America.

In questa struttura minimale e moderna, dominata dal bianco e dal grigio del cemento, le opere di Lai trovano la loro collocazione naturale, come se si sentissero “a casa”, in una casa mai abitata prima.
Il viaggio di Maria Lai comincia a Ulassai, tra le montagne dell’Ogliastra, dove l’artista nasce nel 1919. Le sue creazioni e il suo percorso artistico sono difficili da classificare: libri cuciti, tele tessute, mappe di fili e costellazioni immaginarie raccontano storie, relazioni e memorie in un linguaggio diverso, ma universale.

La mostra, curata da Luca Lo Pinto, raccoglie un centinaio di opere che attraversano l’intero arco della sua produzione artistica, molte delle quali esposte per la prima volta negli Stati Uniti. Lo sguardo del visitatore si muove dalle tele astratte ai lavori in stoffa, fino ai paesaggi e ritratti in bianco e nero del fotografo italiano Berengo Gardin.
Nel 1981, Maria Lai ha collaborato con lui al progetto “Legarsi alla montagna”: un nastro azzurro come filo di connessione umana per la comunità di Ulassai. Berengo Gardin ha immortalato gli abitanti del villaggio mentre avvolgevano le loro case con quel nastro che, salendo, si legava alla montagna. Maria Lai ha poi ritoccato le fotografie, dipingendo di azzurro quel nastro, trasformandolo in legame simbolico tra terre, comunità, emozioni. Un’opera che parla di legami da ricostruire, di comunità da ascoltare, di arte come forma di guarigione.
La voce calma, dolce e sommessa dell’artista accompagna il visitatore in una sala piccola e intima, in un percorso fatto di storie e racconti: bambini malati, morte, madri affrante dal dolore, dove l’arte può essere bene e allo stesso tempo male.

“Sewing words and worlds together” è l’approccio originale di Lai alla scrittura: nei suoi libri cuciti, il filo sostituisce le parole, che diventano nodi, intrecci misteriosi, indecifrabili e allo stesso tempo affascinanti, perché parte di un linguaggio universale che deve solo essere interpretato. Narrare non significa sempre raccontare, ma talvolta semplicemente ascoltare. A volte i gesti e i silenzi parlano più delle parole.
Maria Lai ha anticipato i linguaggi dell’arte relazionale e partecipativa, restando sempre fedele a una radice — sarda, femminile, mediterranea — da cui non si è mai separata.
In un tempo in cui il Mediterraneo è raccontato spesso solo in chiave geopolitica, Maria Lai ci restituisce una visione diversa: quella di un luogo dove la memoria non è un peso ma una trama da reinventare. Il nastro azzurro partito da Ulassai arriva oggi fino alle rive dell’Hudson, nello Stato di New York. Come una storia raccontata sottovoce, ma destinata a restare.

Info: Il Magazzino Italian Art è stato fondato da Nancy Olnick e da Giorgio Spanu, , italiano di origini sarde, con l’intento di creare uno spazio che raccogliesse connessioni lente e profonde con l’arte italiana contemporanea e del dopoguerra. La mostra su Maria Lai non è solo una retrospettiva, ma una scelta precisa: un omaggio ai linguaggi artistici nati ai margini.





















