
ROMA – “Questa edizione nasce in un tempo di dolore immenso: a due anni dall’inizio del genocidio a Gaza vogliamo rispondere con memoria, dignità e celebrazione della vita. È un grido collettivo”, cita la nota di presentazione del settimo Festival della cultura palestinese: “Viaggio fra arte, tradizione e identità”. Sembra la didascalia di una tragedia – forse lo è.
Si terrà in due giornate alla Garbatella, Roma: il 26 settembre alle 17.30 in via Francesco Passino 24 (Csoa La Strada) e il 27 alle 18.00 in via degli Armatori 3 (Villetta Social lab).
Ci saranno ospiti illustri. Tra loro: Francesca Albanese, Relatrice speciale ONU; il giurista Triestino Mariniello, specializzato in diritto penale internazionale nonché docente presso la Liverpool John Moores University nel Regno Unito; Moni Ovadia, musicista e scrittore; e ricercatori, giornalisti, attivisti come Huwaida Arraf, avvocata palestinese-statunitense cofondatrice dell’International Solidarity Movement (per la resistenza non violenta), Miriam Abu Samra, che dopo un dottorato in relazioni internazionali a Oxford e un master alla School of Oriental and African Studies di Londra, ricopre attualmente il ruolo di Marie Sklodowska-Curie Postdoctorate Fellow presso il Dipartimento di Antropologia dell’Università della California Davis e il Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali alla Ca’ Foscari; Romana Rubeo, scrittrice e giornalista, redattrice capo di The Palestine Chronicle; Eliana Riva, storica, giornalista e documentarista specializzata in conflitti contemporanei e in Medio Oriente; Simone Sibilio, docente di lingua e letteratura araba alla Ca’ Foscari; Alae Al Said, scrittrice palestinese laureata in Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Milano; Giuseppe Flavio Pagano, fotografo e social media strategist.
In entrambi i giorni sono previsti collegamenti con la Global Sumud Flotilla. Dibattiti, spettacoli, mercatino a cura di @foglie_di_ulivo, henné, arghile e cucina tradizionale accompagneranno le iniziative. Fra i vari appuntamenti, venerdì 26 proiezione del documentario “Voci della striscia” e concerto di musica folk con il gruppo Al Quds Ensemble; sabato 27 laboratorio di cucina palestinese con preparazione di piatti tipici, danza tradizionale Dabke, spettacolo teatrale “Storie di Gaza”; si chiude con musica dal vivo e DJ set.
Tra pochi giorni saranno due anni esatti dall’inizio del conflitto. Il 7 ottobre 2023, verso l’alba, al Nova Music Festival, rave nel deserto del Negev, vicino al kibbutz Re’im (a pochi chilometri dalla Striscia di Gaza), alcune decine di miliziani di Hamas irruppero dopo aver sfondato la barriera di confine. Attaccarono i circa 3mila partecipanti con veicoli blindati, furgoni, equipaggiamenti militari, motociclette e paramotori. Contemporaneamente altri gruppi irrompevano in diversi punti. Duecentocinquanta gli ostaggi (israeliani e stranieri) furono prelevati dal rave e dai kibbutz, dalle strade e dalle basi militari. Un agguato plurimo, clamoroso, che pure doveva essere stato preparato a lungo.
L’offensiva militare israeliana, tuttora in corso, ha finora causato la morte di 65/70 mila palestinesi e di circa 2mila israeliani (1200 dei quali vittime dell’agguato). I palestinesi sfollati sono finora 1.900mila, case distrutte per il 95%. Sono 60mila gli israeliani che hanno dovuto lasciare le loro case, danneggiate essenzialmente dai razzi di Hezbollah e da un paio di missili iraniani. In Israele, la ricostruzione richiederà 270 milioni di dollari. Oltre 50 miliardi di dollari per infrastrutture distrutte e recupero sociale in Gaza e anche in Cisgiordania, dove 45mila sono stati sfollati a causa di operazioni militari israeliane, demolizioni e attacchi da parte dei coloni.
Organismi internazionali e ONG private denunciano fame, malnutrizione, carenza di acqua, di medicine, di servizi sanitari, reti fognarie fuori uso e tanto altro, ma finora non si è potuto verificare queste notizie perché nessun giornalista, né fotografo, né rappresentante di enti internazionali ha ricevuto il permesso di entrare.






















