La Hadra di Chefchaouen arriva a Milano: intervista a Daoudagh Naima

Hadra Milano locandina eventoTra le pratiche sonore che attraversano il Mediterraneo, la Hadra è un rituale collettivo di origine sufi che unisce canto e movimento in un’esperienza di partecipazione spirituale e comunitaria.

Nel tempo, ha assunto anche una forma espressiva, mantenendo il suo legame con la memoria e la tradizione.

Il 12 aprile, Milano accoglie questa pratica femminile originaria di Chefchaouen, portata in scena da un ensemble di donne che ne custodiscono il ritmo e il senso più profondo.
L’evento, promosso dall’associazione INSIEME in collaborazione con l’associazione Jasmine, si inserisce in un più ampio percorso di valorizzazione delle arti tradizionali marocchine in dialogo con il contesto italiano. Ne parliamo con Daoudagh Naima, presidente onoraria dell’associazione, mediatrice transculturale e figura attivamente impegnata nella costruzione di ponti tra culture.

La Hadra è spesso definita come canto spirituale, ma sembra racchiudere molto di più. Come la descriverebbe?
“La Hadra è una pratica collettiva che tiene insieme dimensione mistica, espressione artistica e funzione sociale. Non è solo musica: è un’esperienza condivisa, costruita attraverso la voce, il ritmo e la presenza. È un linguaggio che attraversa generazioni e che continua a vivere proprio grazie alla coralità”.

In questo progetto un ruolo centrale è affidato a un ensemble femminile. Che significato ha questa scelta?
“È un elemento fondamentale. La Hadra di Chefchaouen è portata avanti da donne, e questo la rende uno spazio di trasmissione culturale, ma anche di forza e identità. Non si tratta solo di preservare una tradizione, ma di affermare una continuità femminile che passa attraverso il corpo, la voce e la relazione”.

Tra le figure chiave c’è Hanan Madiane. Qual è il suo contributo?
“Hanan Madiane svolge un lavoro prezioso di conservazione e diffusione. Con grande impegno porta questa tradizione oltre i confini del Marocco, mantenendone l’autenticità ma aprendola al dialogo contemporaneo. Il suo percorso rappresenta davvero un ponte tra memoria e presente”.

Lei lavora anche come mediatrice transculturale in ambito sanitario. In che modo questa esperienza si collega alla Hadra?
“C’è una risonanza molto forte. Le pratiche vocali e ritmiche della Hadra entrano in dialogo con il tema della musicoterapia: il suono, la ripetizione, il respiro e la coralità diventano strumenti di benessere, connessione e cura. È anche da qui che nasce il nostro interesse nel far conoscere questa forma d’arte in Italia”.

Che tipo di esperienza si troverà davanti il pubblico milanese?
“Non solo uno spettacolo, ma un’esperienza immersiva. La Hadra coinvolge, crea ascolto, mette in relazione. È qualcosa che si vive più che si osserva, perché attiva una dimensione emotiva e percettiva molto profonda”.

Questo evento si inserisce in un progetto più ampio. Può raccontarci come si sviluppa?
“Sì, non è un episodio isolato. Dopo Milano, il 14 aprile ci sarà un ulteriore appuntamento presso la Santa Sede, realizzato anche grazie al sostegno di Rajae Naji El Mekkaoui. L’obiettivo è costruire un percorso strutturato di valorizzazione culturale, anche in contesti istituzionali”.

Il Marocco viene spesso raccontato come un mosaico culturale. In questo scenario, dove si colloca la Hadra?
“Il Marocco è estremamente ricco e diversificato: ogni regione ha le proprie espressioni artistiche. La Hadra di Chefchaouen è una di queste sfumature, ma è particolarmente significativa perché racconta un universo femminile spirituale e profondamente radicato nella comunità”.

Qual è il ruolo delle associazioni coinvolte in questo progetto?
“L’iniziativa è promossa dall’associazione INSIEME, che opera sul territorio bresciano con un impegno costante nella mediazione culturale. La collaborazione con l’associazione Jasmine è stata altrettanto importante per la realizzazione dell’evento”.

Questo è solo l’inizio?
“Assolutamente sì. Stiamo già lavorando a nuovi progetti legati alla Hadra e alla valorizzazione delle arti tradizionali. L’intento è continuare a costruire ponti tra culture, utilizzando l’arte come strumento di incontro, conoscenza e riconoscimento reciproco, sia per la comunità marocchina sia per quella italiana”.

Info: 12 aprile 2026 ore 14.00 a Milano, presso il Politeatro, Viale Lucania 18.

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