Quando il rumore ti rovina la salute e l’estate

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Ph. Roberto Rendon – Unsplash

ROMA – Estate è immergersi nelle acque del mare Mediterraneo sotto il sole, scaldarsi al sole delle Dolomiti guardando la neve sulle cime; rotolarsi nell’erba e nell’odore dell’erba; finalmente viaggiare con valigie leggere, riscoprire città deserte e bellissime, forse anche perché deserte, aspettare bevendo il fresco della notte finché il cielo diventa color cenere, la luna sempre più pallida e lungo le strade i lampioni sempre più fiochi.

Estate è gioia fisica violentata dal capillare dilagante incessante inesorabile diffondersi di rumori: cominciando dalle “musiche” inesorabilmente presenti in tutte le località di villeggiatura e nelle città d’arte, locali, ristoranti, bar, negozi, supermercati – non c’è scampo. Un sottofondo acustico che finisce per deteriorare i naturali “paesaggi sonori”, di norma composti di suoni naturali (vento, acqua, animali), umani (voci, passi) e tecnologici (traffico, macchine).

Il mondo è una composizione sonora”, scriveva il compositore e studioso canadese R. Murray Schafer vissuto a cavallo tra il nostro millennio e il precedente. Il paesaggio sonoro contribuisce a delineare la identità culturale di un luogo, si lega alla memoria esattamente come l’architettura e il panorama – a volte senti un suono per caso e immediatamente rivedi un certo luogo. In realtà questa sorta di “identità sonora” sbiadisce sempre più: un medesimo meccanismo di volgarità affastella improbabili costruzioni non soltanto abusive e picchi acustici, deturpa città, campagne, montagne e spiagge, livella fisionomie.

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Ph. Chairulfajar – Unsplash

“Stiamo perdendo la capacità di ascoltare”, denunciano tanti medici, sociologi, insegnanti. E stiamo perdendo pure la salute.

La nube sonora nella quale viviamo è greve e pericolosa quanto i fetori delle discariche industriali.

Rumori inferiori a 55 dB alzano il livello di cortisolo (il cosiddetto “ormone dello stress”) e di adrenalina (risposta dell’organismo a tensioni, paura, minacce) quanto più aumentano di volume e si prolungano nel tempo. Secondo dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) il degrado sonoro è all’origine di patologie cardiologiche, problemi di udito, disagi di tipo neurologico e psicologico (nonché dello stress cronico, che è terreno di coltura di tutte queste patologie e di altre). In Europa, l’inquinamento acustico risulta responsabile di 48.000 nuovi casi/anno di cardiopatie ischemiche e di un aumento del 10/20% del rischio di infarto.

Il solo rumore ambientale urbano, magari non particolarmente acuto ma costante, danneggia il complessivo funzionamento del cuore, con ripercussioni dirette e immediate in caso di esposizione prolungata a suoni dagli 85db in su.
Molto concrete anche le probabilità di deteriorare l’udito fino a perderlo, soprattutto nel settore industriale dove, se lavori senza adeguata protezione, sei destinato a diventare sordo nel 25-40% dei casi.

Altre minacce reali sono ansia e depressione, ovviamente i primi sintomi del disagio coinvolgono il sonno. In Europa, circa 18 milioni di persone (dati European Environment Agency, EEA) soffrono di forte disturbo del sonno da rumore ambientale. Irritabilità cronica, ansia costante e insorgenza di depressioni lievi-moderate sono inesorabile evoluzione.

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Ph. Elyas Pasban – Unsplash

I bambini sono tra i più vulnerabili. Nelle scuole vicino a zone aeroportuali o industriali, dove il cervello è costretto a impegnarsi per filtrare il rumore cronico, si registra un ritardo medio nella lettura di 1–2 mesi per anno scolastico, riduzione della memoria a breve termine, minore capacità di concentrazione e apprendimento.

Il trend? Negativo. Cioè in generale aumento, prima causa la crescente urbanizzazione; particolarmente coinvolti i giovani, per via soprattutto delle cuffie. Ci sono tuttavia forti differenze regionali: i Paesi più colpiti sembrano Germania, Italia, Francia; impatto minore in Finlandia e Norvegia.

Eppure esistono studi scientifici sia sui possibili rimedi all’inquinamento acustico, sia sulle sue conseguenze fisiche e psichiche; ci sono normative europee e nazionali; sono previste sanzioni amministrative e responsabilità penali. Ma basta un’occhiata ai media, dove la sensibilità generale si riflette, per verificare che il numero di informazioni su disagi derivanti da un eccesso di suoni e rumori è regolarmente di molto inferiore ai riferimenti su altre forme di polluzione.

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