Cocorito, il favorito

Siamo alle solite. È partito per una settimana. È andato a Tunisi, da amici. Mi ha detto “per vedere l’effetto che fa e assistere alla vera rivoluzione: il giorno in cui si voterà”. Ok, siamo d’accordo. Vaja con Dios, gli ho detto. Mi faccio due settimane di libertà.

Certo, sempre di arresti domiciliari si tratta: mi toccherà lavare, spazzare, cucinare, ma soprattutto rimettere a posto tutto quello che lui lascia in giro. Comunque sia, ogni tanto, un minimo di distacco ci sta. Distrae, aiuta.

Così, gli ho annunciato: ho deciso di programmare una settimana a Vienna dalla mia ex insegnante di violino, a dicembre, con la neve. E lui non sembra mica dispiaciuto. Vaja con Dios, mi ha detto, facendomi il verso.

Così, mentre lui se ne sta sulla costa, adesso, tra Sfax e Nabeul, con una puntatina ad Hammamet, giusto per portarmi un souvenir di craxiana memoria, e assistere alla vittoria di Ennahda, io mi smazzo il menage della casa. Sfoglio il catalogo Ikea, individuo le librerie da comprare per infilarci dentro i suoi volumi che si aprono da sinistra a destra (per cui è opportuno che anche le ante si aprano possibilmente da sinistra a destra, mi dice), appendo i suoi quadri (che sembrano vagamente degli arazzi) alle pareti ma, soprattutto, do da mangiare ai suoi pappagalli.

Sì, proprio così, i suoi cari, deliziosi e stramaledettissimi pappagalli. Cocorito e Corinna. Dopo la morte della colombina Noor, lui ha provveduto ad acquistare una coppia di pappagalli. La simpatica famigliola di razza calopsite (il maschio è giallo, la femmina grigia) è un insieme di veri ossessi. Devo liberarli spesso dalla gabbia, dare loro da mangiare, sopportare il loro svolazzare ovunque. Sono peggio dei conigli perché fanno l’amore dalla mattina alla sera. E sono peggio dei gatti, anche: quando si attaccano alle tende o stazionano sulle maniglie sono davvero tremendi. Se iniziano a fischiare per chiamarsi, però, sono divertenti. Ultimamente hanno preso l’abitudine snervante di posizionarsi sulla mia spalla a turno e provare a sfilarmi gli occhiali. Il bello è che poi ci riescono. E, alla fine, non riesco a non ridere anch’io.

Adesso mi ci sono affezionata. Sapete che non riesco a immaginare la casa senza di loro? Certo, quando lui è qui, è tutta un’altra atmosfera. Gli vanno incontro, gli svolazzano intorno, si posizionano sulla sua spalla quando mangia, sulle sue gambe quando riposa. C’è un rapporto speciale tra lui e queste creature, che, ad essere onesta, un po’ invidio. Del resto, come non amare un uomo che, facendo a gara con San Francesco, parla agli uccelli e ha il valore aggiunto di essere arabo e musulmano? Io sono completamente persa per questo domatore di esseri animati.

Share this article

About the author

Leave a comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may also like

Read in your language

Listen to our podcast

Coming Soon

Reserved area

Columns

Write For Us

Job and Future

Not Only Med

Archive

Revolutions

Med Youth Forum

Receive our news

Search

Previous months

Archives
Edit Template

Partnership

All rights reserved © Focusméditerranée | registered at the Court of Milan, Italy (n.182 on 31/3/2011) | Privacy policy