
ISLAMABAD – La storia del mondo chiamata a fluire su spazi organizzati secondo i canoni della Grecia classica: fossero città o villaggi o aree industriali o parchi o altro, quella matrice doveva garantire possibilità di crescita equilibrata a comunità profondamente diverse.
Molto greco e molto cosmopolita, Costantino Doxiadis inventò per la sua poetica il nome antico οἰκιστικά (innesto di οἶκος, “casa, habitat” sulla radice οἰκίζειν “fondare un insediamento”) e rimodulò in chiave contemporanea la gioia intellettuale del συμπόσιον, a suo tempo reso celebre da Platone.
Oἰκιστικά – in inglese rivisitato “Ekistics”, scienza degli insediamenti umani – prevedeva di affiancare varie discipline all’urbanistica; in Europa, America, Africa, Asia fu filo conduttore per imprese immense sia territoriali sia umane.
Nel 1954, in Pakistan, la sfida era l’emergenza abitativa; Doxiadis arrivò per il progetto Korangi Township che, vicino a Karachi, allora capitale, avrebbe dovuto alloggiare almeno 500mila persone, in buona parte profughi dopo la “Partition dell’India britannica nel 1947”.
Ma per il nuovo Stato, il sogno della normalità passava attraverso la definizione di una nuova capitale: Islamabad. Doxiadis fu incaricato di elaborarne il master plan, dopo essere stato tra i protagonisti della scelta di costruirla nella regione di Gandhara, presso Taxila e Margalla Hill, area storica di Taxila/Gandhara: vallate, pendii, boschi, trionfo di fauna e flora ai piedi dell’Himalaya, con la montagna, che non era mai sfondo, ma parte ben visibile dell’ambiente.
Oggi il traffico scorre veloce, sul lungo rettilineo che attraversa l’intera Islamabad; ai lati sfilano i vari settori, ognuno autonomo per servizi, strade, case, spazi; la griglia razionale privilegia la dimensione umana sulle tentazioni monumentali.
L’associazione di idee con la griglia di Sirkap, l’antica città indo-greca di Taxila, è immediata. Una vertigine del tempo.
Islamabad nel 1967 era ormai operativa, anche se i lavori sarebbero continuati per qualche anno.
Intanto, su invito di Doxiadis, l’architetto italiano Gio Ponti realizzava i palazzi dei Ministeri e del Pakistan House Hotel, destinato a ospiti e funzionari del governo; e nel 1963 si avviarono i periodici Δήλου συμπόσια (nome preferito al termine latino/inglese Symposium), organizzati con la sua grande collaboratrice Jacqueline Tyrwhitt, architetta e urbanista britannica.

Su una nave che attraversava il suo Egeo, Doxiadis ospitava architetti, urbanisti, sociologi, antropologi, psicologi, economisti, matematici, biologi, filosofi, storici, artisti e politici per confrontarsi sul senso degli insediamenti umani, discutere di valori di filosofia e di politica. Come nell’Ellade del IV secolo a.C., si dibatteva, si banchettava, si faceva musica, si ballava. Stare insieme e pensare insieme: era fondamentalmente questo, il senso di Ekistics.
Meta finale, l’antico teatro di Delos. A Delos, anticamente molto greca e molto cosmopolita, erano nati Apollo e Artemide; il teatro era stato costruito proprio sul limite tra i settori sacro e civile, e nell’isola sarebbero confluiti egiziani, romani, siriani, fenici. La prima Declaration of Delos, preparata da Tyrwhitt su richiesta di Doxiadis, è scritta in greco, inglese, francese, tedesco, spagnolo; fu firmata il 12 luglio 1963 da un “wide range of different disciplines, nations, political allegiances and cultural groups”, i quali affermavano la necessità di riflettere insieme sul senso degli insediamenti umani, sul rapporto fra la città contemporanea e quella antica.
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L’inverno successivo, la Declaration of Delos arrivò al Senato degli Stati Uniti, dove fu inserita nel Congressional Record.
Fino al 1973, i Δήλου συμπόσια si sarebbero susseguiti praticamente ogni anno, con pari magnificenza intellettuale e ambientale.
La dittatura dei cosiddetti Colonnelli (dal 1967 al 1974) non li interruppe; con alcuni archeologi, storici, filologi, architetti e altri, Doxiadis dedicò quegli anni ad approfondire una ricerca sulle città greche antiche – pareva tanto una risposta alla miseria morale di quel periodo.
Nel 1971 Doxiadis, ormai affermato urbanista, fu colpito da sclerosi multipla, ma continuò a lavorare e a pensare fino alla fine. Morì nel giugno 1975. Due settimane dopo l’ultimo συμπόσιο attraversò l’Egeo, in suo onore e memoria.
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