World Press Freedom Index 2026: nel Mediterraneo la libertà di stampa resta un equilibrio fragile

World Press Freedom Index 2026 di Reporters sans frontières
World Press Freedom Index 2026 – Reporters sans frontières

La libertà di stampa nel mondo ha raggiunto il livello più basso degli ultimi 25 anni, con oltre metà dei Paesi classificati nelle categorie “difficile” o “molto grave”. A confermarlo è il World Press Freedom Index 2026 di Reporters sans frontières (RSF). Nel Mediterraneo, la situazione appare fortemente polarizzata: una regione attraversata da forti contrasti, dove la libertà di stampa oscilla tra arretramenti nelle democrazie europee e repressione strutturale nel Medio Oriente e nel Nord Africa.

Tra i Paesi UE mediterranei, la Spagna scende di sei posizioni al 29° posto, mentre l’Italia arretra sensibilmente dal 49° al 56°, confermandosi uno dei Paesi più fragili dell’Europa occidentale sul fronte dell’informazione libera, penalizzata – secondo RSF – da minacce mafiose, violenze contro i cronisti e pressioni legislative. Anche la Grecia continua a soffrire per un contesto segnato da sorveglianza, intimidazioni e concentrazione mediatica. La Francia, pur mantenendo una posizione relativamente alta (25ª), viene richiamata per il crescente ricorso a pressioni giudiziarie e SLAPP contro i giornalisti.

Index Press Freedom 2026 RSF
World Press Freedom Index 2026 – Reporters sans frontières

Sul versante opposto, il Medio Oriente e il Nord Africa confermano criticità profonde: Israele scende al 116° posto (-4), penalizzato dal conflitto a Gaza e dalle restrizioni ai media; Libano resta in una posizione fragile ma relativamente migliore rispetto ai vicini regionali; Egitto precipita al 169° posto, confermandosi tra i regimi più ostili al giornalismo indipendente. La notizia più sorprendente arriva dalla Siria, che guadagna 36 posizioni salendo al 141° posto: pur restando in fondo alla classifica, è il Paese che migliora di più al mondo dopo la caduta del regime di Assad.

Nel Maghreb, il quadro resta segnato da restrizioni sistemiche: Tunisia (137ª), Marocco e Algeria continuano a mostrare persistenti restrizioni, con particolare preoccupazione per l’uso crescente di leggi e procedimenti giudiziari contro giornalisti e media indipendenti.

In cima alla classifica si conferma ancora una volta la Norvegia, al primo posto per il decimo anno consecutivo, mentre l’Eritrea resta ultima al mondo, preceduta solo da Corea del Nord e Cina, che rimangono tra i peggiori regimi per l’informazione indipendente.

Il rapporto evidenzia come, anche nei Paesi democratici, l’uso crescente di leggi sulla sicurezza nazionale e strumenti giudiziari stia progressivamente restringendo il diritto all’informazione.

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