
Con Grand Tour, la nuova personale di Adriano Pompa curata da Alessandro Riva, il viaggio torna a essere un gesto mentale prima ancora che geografico. L’esposizione, ospitata negli spazi della Galleria Vik Milano fino al 15 gennaio, si presenta come un percorso simbolico in cui memoria, mito e immaginazione si intrecciano senza forzature.
Pompa — pittore, scultore, incisore e ceramista, formatosi nella bottega romana del padre Gaetano e nelle officine artigiane specializzate nelle tecniche tradizionali — costruisce la propria ricerca come una narrazione stratificata. Il suo linguaggio è colto, ma mai compiaciuto: un dialogo tra tecniche antiche e sensibilità contemporanea, tra forme archetipiche e intuizioni poetiche.
Il Grand Tour evocato nel titolo è un pretesto per attraversare simboli e mondi immaginari. Pompa veste i panni di un viaggiatore del Settecento, ma con uno sguardo che appartiene al presente, capace di tenere insieme epoche diverse. Il percorso procede per apparizioni: cavalieri, dame, bestiari fantastici, città murate, alberi dalle foglie d’oro. Figure che sembrano provenire da una tradizione iconografica antica, ma che si ricompongono in chiave nuova, in equilibrio tra sogno e racconto. Ne emerge un viaggio senza coordinate fisse, in cui il senso dell’andare conta più della destinazione.
Il tema dell’oro, utilizzato da Pompa con rigore e sensibilità, introduce un ritmo visivo che si fa vibrazione emotiva più che effetto decorativo. L’artista lo interpreta come luce mutevole, capace di adattarsi allo stato d’animo dell’opera. Lontano da ogni fasto sacrale, l’oro diventa una materia viva: un filo che attraversa tele, tavole, incisioni, terracotte e bronzi, tenendo insieme la molteplicità delle tecniche e una poetica fondata sulla trasformazione.

Nel linguaggio simbolico di Pompa affiora un Mediterraneo ancestrale, fatto di miti che continuano a parlare e di viaggi reali e immaginari. I suoi personaggi — draghi, cavalieri, pesci volanti, serpenti, uova giganti, conchiglie — compongono un atlante visivo in costante movimento.
Alessandro Riva parla di “epifanie sospese tra mito e sogno”, ed è proprio così che si presentano: frammenti di una narrazione più ampia, mai completamente consegnata al visitatore. Mondi che sembrano esistere solo all’interno del quadro, e che l’atto di guardarli rende possibili.
Un momento centrale dell’esposizione è dedicato al 25 novembre, giorno dell’inaugurazione e Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Pompa espone La fuggente (Angelica), ispirata alla figura ariostesca che attraversa la letteratura mediterranea come donna desiderata, inseguita, fraintesa. Pompa la restituisce alla sua verità: una donna che sceglie, che fugge, che rivendica il proprio sentire.
Nel Mediterraneo contemporaneo, dove la questione dei diritti femminili resta fragile e irrisolta, Angelica assume un valore attuale: un richiamo alla libertà come fondamento di ogni relazione.
Grand Tour si presenta così come un racconto aperto, che non cerca soluzioni ma lascia spazio all’evocazione.





















