In Europa (e non solo) il dibattito pubblico ruota spesso attorno alla domanda “Come fermare i migranti?” I dati demografici suggeriscono invece un’altra domanda, più scomoda: “Cosa accadrebbe all’Europa senza i migranti?”
Secondo l’Instituto Nacional de Estadística, la Spagna ha superato i 49,57 milioni di abitanti al 1° gennaio 2026, un massimo storico. Ma questo dato nasconde un paradosso: la popolazione cresce solo grazie ai migranti.
Infatti, oltre 10 milioni di residenti sono nati all’estero, un neonato su tre ha una madre straniera e circa 3 milioni di persone nate fuori dalla Spagna hanno acquisito la cittadinanza spagnola. Allo stesso tempo, le nascite sono in forte calo: il saldo naturale è negativo (ci sono più morti che nascite), l’età media continua ad aumentare e oltre il 20% della popolazione ha più di 65 anni. L’intero aumento demografico è stato determinato negli ultimi anni dal saldo migratorio positivo. Senza immigrazione, insomma, la Spagna entrerebbe in una fase di declino demografico simile a quella già in atto in Italia.
Nel Bel Paese si invecchia più velocemente di quasi tutti i Paesi europei. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica, il tasso di fecondità è di circa 1,2 figli per donna, l’emigrazione giovanile resta costante e la popolazione è scesa sotto i 59 milioni, con il 24% degli italiani sopra 65 anni. Se il trend non cambierà, entro il 2050 l’Italia potrebbe perdere diversi milioni di abitanti.
Il Marocco è il primo Paese di origine dei migranti in Spagna: esporta capitale umano – sempre più spesso qualificato – mentre registra un forte calo della fertilità rispetto agli anni ‘80. La Spagna importa dal Marocco forza lavoro giovane a sostegno della propria economia, mentre il Marocco beneficia delle rimesse, una voce importante del PIL. Anche i Paesi di origine, però, stanno entrando nella fase di transizione demografica: il bacino di giovani non è infinito. La migrazione non è più un’emergenza, ma un’infrastruttura economica condivisa.
I migranti che arrivano in Italia provengono soprattutto dal Nord Africa, dall’Africa occidentale e dai Balcani. Senza di loro, il Paese si troverebbe privo di lavoratori in settori chiave come assistenza agli anziani, agricoltura, edilizia e logistica, e dunque senza contributi, con un sistema pensionistico sempre più sotto pressione. In un Paese in cui quasi un quarto della popolazione ha più di 65 anni, la sostenibilità del sistema previdenziale dipende inevitabilmente dal numero di lavoratori attivi. Il migrante, più che un costo per le finanze pubbliche (e le tasche degli italiani), è una funzione strutturale.
Rispetto a Spagna e Italia, la Francia ha storicamente tassi di natalità più elevati e una lunga tradizione migratoria. Ma anche qui il trend sta cambiando. Secondo l’Institut national de la statistique et des études économiques, la popolazione francese invecchia e la fertilità è scesa sotto 1,7 figli per donna, dopo essere stata per anni tra le più alte d’Europa. L’immigrazione resta un pilastro del mercato del lavoro. I principali flussi arrivano da Algeria, Marocco, Tunisia e Africa subsahariana francofona. Senza immigrazione – che in alcuni settori ha favorito integrazione e crescita, mentre in altri ha generato tensioni sociali e marginalizzazioni – l’equilibrio economico e demografico si spezzerebbe. La Francia mantiene oggi un equilibrio migliore rispetto a Italia e Spagna proprio grazie a politiche familiari storiche e immigrazione consolidata.
Eppure il dibattito pubblico fatica ad andare oltre la retorica del migrante come criminale, costo per lo Stato e minaccia per la sicurezza nazionale.
Perché non focalizzarsi anche su dati concreti che raccontano altro? Migrante come forza lavoro, sostegno ai sistemi pensionistici, fattore di ringiovanimento demografico.
Dobbiamo avere il coraggio di chiederci: se l’Europa fa meno figli, vive più a lungo ma invecchia, e i giovani se ne vanno, può davvero pensare di sopravvivere senza migrazioni?
Secondo Eurostat, l’Unione europea ha un tasso di fertilità medio intorno a 1,5; la popolazione over 65 è destinata a crescere drasticamente nei prossimi decenni e, senza una migrazione netta positiva, la popolazione attiva diminuirebbe sensibilmente.
L’immigrazione non è una soluzione magica. Se non governata, può inevitabilmente generare tensioni sociali. Ma ignorarne la funzione economica e demografica significa ignorare i numeri.
L’Europa discute di come fermare i migranti, ma raramente di come fermare il proprio declino demografico. Eppure, senza immigrazione, il continente non solo invecchierebbe: rischierebbe di non reggere economicamente il peso della propria longevità.
Un dato che forse anche oltreoceano andrebbe letto: negli Stati Uniti la crescita recente è stata sostenuta dall’immigrazione. Il declino demografico non è solo un problema europeo.





















