Gioie e dolori del multiculturalismo: cosa succede quando un elettricista (arabo) cerca lavoro a Milano

Immigrati a Milano. Ph. Silvia Dogliani

L’Italia ha un nuovo Governo, di (centro)destra, con Giorgia Meloni che diventerà il prossimo Presidente del Consiglio. Tra i tantissimi problemi che dovrà affrontare, ci sarà anche quello dell’immigrazione. L’obiettivo del suo partito, Fratelli d’Italia, è creare degli hotspot nei Paesi del Nord Africa per contrastare l’immigrazione irregolare e puntare su un’equa distribuzione dei migranti tra tutti i Paesi membri dell’Unione Europea. Le piazze italiane sono ricche di storie che emergono soltanto se hai il tempo di fermarti ad ascoltarle. Paolo Branca si è fermato ad ascoltare quella di Ahmed, un arabo immigrato da molti anni in Italia, troppi trascorsi ingiustamente dentro una prigione. Quella di Ahmad è una vicenda che dovrebbe arrivare alle orecchie non solo di cittadini diffidenti, ma anche di chi in questi giorni sta stendendo un programma di interventi e riforme per non deludere e “tradire” l’Italia.

PARS DESTRUENS

Cominciamo coi guai, le cose piacevoli le diremo nella prossima puntata, per finire in bellezza: dulcis in fundo…

A motivo di questa meravigliosa e difficile lingua araba che mi son messo a studiare circa un quarto di secolo fa, ho potuto conoscere cultura, letteratura, poesia, arte e varia umanità. Quella delle strade e delle piazze milanesi, così variopinte e talvolta preoccupanti, ma ricche di storie che emergono soltanto se hai il tempo di fermarti, di parlare, di conoscere e solidarizzare (non sempre e non con tutti) facendoti fatalmente carico delle loro necessità.

Una storia in particolare vale la pena di raccontarla. Lo chiameremo Ahmad: arabo immigrato da molti anni, ottimo tecnico ma condannato a lavorare in nero. Succede anche ai giovani italiani, il costo del lavoro è scandalosamente alto e comprensibilmente i datori di lavoro non vogliono pagare un secondo stipendio allo Stato. Male anche per i nostri giovani, ma per gli immigrati significa non poter uscire dalla clandestinità ed essere costantemente ricattati da un lato e perseguitati dall’altro.
Quelli che si danno ad attività illegali se la cavano meglio, almeno fino a che non li beccano. Il fatto strano è che Ahmad lo han beccato in un reato di ingenua generosità. Essendo sua nonna siriana, si impietosì vedendo i primi profughi fuggiti dallo sfortunato Paese mediorientale, in maggioranza donne e bambini. Non sapendo la lingua, ha fatto loro da interprete allo sportello delle ferrovie per comprare biglietti con destinazione verso altri Paesi europei.

Ph. Ben White - Unsplash
Ph. Ben White – Unsplash

Guai al cielo! Salvo che le forze dell’ordine identificavano soltanto lui, non i profughi che per gli accordi di Dublino, una volta individuati, ci saremmo dovuti tenere. Al suo processo ho detto al giudice e alla giuria che in fondo ci ha fatto un piacere: gruppi interi giunti in una notte a Milano dalla Sicilia hanno potuto raggiungere amici e parenti altrove, senza oneri per l’Italia. Il risultato? Una bella condanna a 11 anni come ‘scafista’ (a Milano!?!) che ha scontato per 6 anni in tre carceri diversi: due fuori città, dove sono andato sempre a trovarlo, io, unico amico, italiano e cristiano. Non risultano rappresentanti di Consolati arabi o di moschee che si sian preoccupati di lui. Ma io son nato fesso e me ne vanto.

Ora, dopo infiniti sforzi, siamo riusciti a fargli avere gli arresti domiciliari, ma può uscire solo 2 ore al giorno finché non avrà un lavoro che gli servirebbe per pagare l’alloggio e aiutare la famiglia nel Paese d’origine.

Ma chi darebbe lavoro a un ex detenuto? Eppure è un ottimo elettricista e sa fare moltissime altre cose. Ci contatti chiunque abbia una possibilità, in premio la prossima storia meno triste e a lieto fine, inshallah!

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