DoveStiamoAndando? A scoprire che l’opera era e resta emozione

Ph. Alessia Cocconi – Unsplash

Amori tradimenti sfide contese inganni e magie, i buoni tutti buoni e i cattivi tutti cattivi, musica sovente sublime …. e se l’opera rispondesse anche al nostro bisogno di fiabe?

Vincenzo Grisostomi Travaglini,  che del melodramma è tra i primi registi nel mondo – attivo specialmente in Oriente ed Estremo Oriente, dove quest’arte prospera libera e felice – evoca i prodromi nell’Umanesimo (gli svaghi dell’”onesta brigata”, del Decameron) e negli splendori rinascimentali.

“Eleganza e gusto”, dice Vincenzo, “mirano a far rinascere la cultura della vita sociale. Nei castelli, nelle campagne militari e nei tornei di caccia, la musica esprime potenza, regalità, magnificenza.

Nasce allora il primo teatro moderno, che unisce la tradizione classica e in genere lo spirito del Rinascimento, l’arte dell’attore, la scenografia moderna e l’architettura del testo moderno. Principi e principesse del XVI secolo – primo fra tutti il grande Federico ll – si cimentano nelle arti sceniche con professionale bravura, re imperatori e alti prelati competono nel cantare e nel comporre”.

La voglia di teatro dilaga anche a livello popolare. Vivificati dal talento dell’improvvisazione, i canovacci della Commedia dell’Arte propongono improbabili trame di amori e burle, contrasti fra ricchi e poveri, fra vecchi e giovani. “L’intreccio di più voci può tuttavia rendere difficoltoso comprendere il testo e condividere le emozioni, che di per sé vengono ricevute in modo diverso da individuo a individuo.  A fine Cinquecento a Firenze, in casa del Conte Giovanni Bardi, alcuni intellettuali e musicisti tra cui Vincenzo Galilei, padre dello scienziato Galileo Galilei, Jacopo Peri, Giulio Caccini dibattono questo tema e privilegiano il canto di una voce singola sostenuta da un accompagnamento (come nella musica popolare). Il nuovo stile, Recitar cantando, segna la nascita del melodramma”.

Ph. Kilyan Sockalingum – Unsplash

I primi testi (oggi diremmo libretti) sono favole pastorali, personaggi mitologici e pastori di maniera. Un’atmosfera meravigliosa è costante nelle corti di Firenze, Mantova, Venezia, Roma, Napoli, Bologna. Feste ed eventi grandiosi, per lo più in occasione di matrimoni che sanciscono alleanze di potere, punteggiano lo straordinario fiorir delle arti, ben compresa quella pittorica – basti ricordare Paolo Veronese, di Giorgione, di Bonifacio Veronese. Le chiese, le cupole, i palazzi di Gian Lorenzo Bernini, di Francesco Borromini, di Guarino Guarini; le statue dello stesso Bernini, i poemi e le poesie di Giambattista Marino sono primi esempi di uno stile che si impone in molte parti d’Europa. Caravaggio costringe a rivisitare i parametri di sensibilità estetica, “l’architettura visionaria” aggiunge suggestioni e smarrimento.

“Con Papa Clemente IX, al secolo Giulio Rospigliosi, autore di libretti d’opera e drammi musicali siamo a Roma, dove anche in austera Controriforma si dovette lasciare libero il popolo di esprimere il proprio carattere godereccio. Ovunque in Europa, la musica è considerata una delle insegne più costanti della regalità. Tra i grandi protagonisti dell’epoca ci sono gli evirati, creature destinate alla fama, magari a prezzo della loro infelicità. Fu la chiesa, prima col divieto alle donne di calcare le scene e di cantare nelle cappelle, a favorire la pratica del travestì e l’impiego dei castrati. Un divieto che per le cappelle era esteso anche agli uomini coniugati”.

Nel XVIII secolo, la gioia della fantasia, la libertà e la creatività raggiungono la vetta del sublime: Mozart, ‘Il flauto magico’.

E siamo al Romanticismo. Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi esaltano i sentimenti dell’animo umano, richiamano i valori della società del periodo e testimoniamo palpiti nazionalisti. La scritta Viva V.E.R.D.I, apparente omaggio al compositore, in realtà invoca la costituenda patria (Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia).

I musicisti non sono più alle dipendenze dei nobili, sono liberi professionisti che si muovono in sale da concerto e nei salotti. Questo clima prosegue praticamente fino al ‘900 e nutre veri e propri nuclei familiari”

Per il ceto borghese, la musica rappresenta un’occasione di affermazione sociale, il pianoforte diventa arredo indispensabile del salotto; nasce la figura della prima donna, “la diva”.

Improbabile e scintillante, la fiaba prosegue nel terzo millennio e ha il suo rito anche nelle serata di inaugurazione dei vari teatri d’opera: vestiti gioielli parrucchieri trucco telecamere e sorrisi, si discute e si polemizza come tra intenditori, e il sipario cala solamente dopo la cena.

Fino all’anno prossimo.

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