Patria e orgoglio

Non parlo mai della mia patria, con lui. Perché è lui a parlarmi della sua.

Del suo splendido Paese devastato dalla guerra, ricco di storia e di reperti perduti, dell’orgoglio di appartenere a quella civiltà assai più che alla sua nazione. Del resto, per ogni arabo, la nazione è la umma, e non c’è forza e spinta maggiore di questa.

Troppe volte ci siamo fatti prendere da quei discorsi che si fanno tra cittadini occidentali e cittadini orientali: il ricordo della colonizzazione è ancora molto forte, anche nel mondo arabo e, paradossalmente, noi che le nazioni le abbiamo create e pure imposte, adesso le sentiamo poco, ce ne ricordiamo solo per le feste comandate.

Per questo, oggi, che mi sono svegliata dicendogli quanto sia orgogliosa di essere italiana, si è stupito davvero. E si è seduto lì, davanti alla mia tazza di caffellatte e al suo succo di ciliegia, ad ascoltarmi eccitato.

Non so perché, non lo facevo da tempo, ma il ricordo di mio nonno bersagliere che partecipò alla battaglia del Piave e se la cavò per un soffio – conservo ancora tutte le medaglie che lui diceva di non meritare proprio perché era sopravvissuto – mi ha riempito di orgoglio.

I racconti di mio padre che da bambino assistette allo sbarco degli americani in Sicilia, la memoria del suo professore di latino e greco che si fece deportare perché si dichiarò contro le leggi razziali, e l’avventura di mio zio che, da ragazzino, si accompagnò per qualche giorno con i partigiani attraverso le campagne, questi sono i pilastri del mio orgoglio patriottico.

È vero, gli italiani non hanno la stessa capacità di mostrarlo e di dimostrarlo come molti popoli arabi. Soprattutto sembrano poco reattivi, ripiegati su se stessi. Ma questa volta, anche il mio uomo è rimasto sorpreso.

Da me e da tutti noi. Non avresti mai detto che a Milano si potesse vedere un raduno come quello di qualche giorno fa in Duomo. Arancione e pacifico. Nemmeno per i Mondiali di calcio gli italiani si abbracciavano così. Siamo scesi in piazza. Lui mi guardava stupito. Gli ho risposto: «È la forza dell’Italia, il senso della Repubblica, il risultato della democrazia, bellezza».

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