
Essere grossi o essere grandi?
Si è tornati a parlare di imperi. Di quelli antichi e in qualche modo rinascenti, come la Cina; di quelli in declino, ma decisi a non lasciarsi andare, come gli Stati Uniti; di quelli che lo sono stati in forme diverse e vorrebbero tornare agli antichi splendori, come la Russia; di quelli che provano a risorgere come il Califfato…
La prima cosa che appare evidente è che si tratta di territori vasti, di Stati forti – almeno in potenza – e che vorrebbero crescere ancora di più, perfino allargando i propri confini, o almeno le loro aree d’influenza. Più che “magnus”, semplicemente “tantum”! Costi quel che costi ai suoi stessi membri, a scapito di terribili effetti collaterali ai danni altrui, ricorrendo anche alla violenza e alla guerra.

Gli zeloti che danzano come forsennati attorno a Cristo nel film Jesus Christ Superstar gli chiedono di aggiungere al suo messaggio un pizzico d’odio verso i romani per giungere al ‘potere’ e alla ‘gloria’. La risposta di Gesù è sconcertante e anticipa di molti secoli proprio un romanzo di Graham Greene, il cui titolo unisce appunto i due termini. Si tratta di una grandezza che si concepisce e si attua nell’offerta di sé e nel servizio agli altri, di una gloria che apparentemente sbiadisce di fronte ai trionfi di questo mondo: grossi, appunto, ma infimi nella sostanza.
Ho sentito un bambino dire che era contento di avere una mamma grassa: così ne aveva di più rispetto agli altri… ma, a parte la battuta, la grandezza degli affetti, delle relazioni, delle esperienze che ci fanno crescere e ci insegnano a vivere, accompagnandoci per tutto l’arco della nostra esistenza, non si può misurare in chili o in centimetri. Lo dovremmo sapere bene, se solo riflettessimo un poco sui casi della vita. Ma il bombardamento mediatico, con i suoi colori e i suoi rumori soffoca, nasconde e purtroppo a volte deturpa l’essenziale.





















