ROMA – Della Banca Mondiale (BM, World Bank) molto si parla, sovente si discute, a volte si polemizza; nel concreto, però, non tutti sanno esattamente cosa sia e come funzioni. Ne abbiamo parlato con Daud Khan, cittadino pakistano e italiano, residente a Roma con la famiglia italiana, consulente della Banca Mondiale dopo un’importante esperienza nelle maggiori agenzie dell’ONU, a lungo impegnato in Medio Oriente e nell’Est Europa, laureato in economia alla London School of Economics.
La BM è un organismo internazionale fondato nel 1944 a Washington, per rivitalizzare l’Europa devastata dalla seconda guerra mondiale; nei decenni si è evoluta in lotta alla povertà e promozione dello sviluppo sostenibile dei Paesi più indigenti.
Ne sono membri 189 Paesi (praticamente quelli dell’ONU) , con sedi regionali e uffici locali in oltre 130. L’ammontare delle quote rispettivamente versate è collegato al PIL – più o meno come per l’ONU. In quanto Banca internazionale, la presidenza spetta di norma al maggiore donatore, che per la BM sono gli Stati Uniti; uno dei maggiori è la Cina, a suo tempo anche fra i soci fondatori.
Tra i Paesi membri sono molto importanti quelli mediterranei, dove la qualità e quantità di acqua disponibile può sovente costituire un grosso problema. In Spagna, Marocco e Giordania la BM opera per potenziate direttamente la rete idrica e le infrastrutture urbane; in Portogallo per la riqualificazione di alcune zone di Lisbona; in Italia e in Grecia per innovare e rendere più competitive le piccole e medie imprese, specie se finalizzate al turismo e all’agricoltura; in Egitto per modernizzare il settore agricolo e i trasporti; in Tunisia e Algeria per migliorare rispettivamente la rete fognaria e i settori dell’istruzione e della salute.
Fonti e modalità di finanziamento della Banca Mondiale?
“Principalmente i proventi dei bond immessi e venduti sul mercato dalla International Bank for Reconstruction and Development (IBRD), una delle 5 istituzioni in cui è strutturata la BM. In sintesi, finanzia con adeguati prestiti la realizzazione di progetti di tipo strutturale e sociale, offre consulenze e supporto tecnico; opera di fianco a governi, organizzazioni non governative e settore privato, principalmente con il Fondo Monetario Internazionale, sovente con le maggiori agenzie dell’ ONU (FAO, IFAD etc). Dispone inoltre di un gruppo di specialisti nei vari settori – economisti, sociologi, ingegneri, ecc. Quando un Paese chiede un prestito per realizzare un determinato progetto, questo think tank valuta la fattibilità, l’impatto ambientale e sociale, nonché eventuali ulteriori ripercussioni, con una meticolosità tale che alcuni imprenditori preferiscono rivolgersi a enti meno esigenti; la successiva fase della realizzazione vede sovente questi specialisti coinvolti personalmente.
Sulla falsariga della BM, intanto, sono state create nel tempo altre Banche, multilaterali ma di dimensione regionale. Recentemente (2015) è sorta la Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB, sede a Pechino), che fornisce aiuti e prestiti ai Paesi in via di sviluppo, opera con procedure molto snelle ed è stata fortemente voluta e finanziata dal governo cinese anche in qualità di concorrente della BM, con l’intento di espandere il supporto economico della Cina nel continente e non soltanto. La AIIB da tempo investe massicciamente in infrastrutture e progetti in Africa e in Asia”.
“Come si vede, non è indispensabile ricorrere alle armi per (tentare di) conquistare il mondo”, conclude pacatamente Daud Khan, che nel tempo libero insegna economia nelle carceri (le nozioni basiche del tipo “cos’è una banca, come funziona, etc) e si occupa di immigrati (soprattutto pakistani ma non soltanto ) della seconda generazione (qui in Italia uno dei loro maggiori problemi è la mancanza di modelli – al contrario di quanto ad esempio succede a Londra, dove tra l’altro il sindaco della città è originario pakistano).






















