
C’è qualcosa di insolito e potente che attraversa le grandi tele di Jorge R. Pombo ospitate nello Spazio Cattedrale della Fabbrica del Vapore di Milano. La mostra, che reinterpreta il Giudizio Universale di Michelangelo, non è soltanto una riflessione sul senso delle immagini e della pittura oggi, ma anche e soprattutto un progetto sociale, capace di restituire valore e presenza a chi troppo spesso rimane ai margini.
Le opere esposte, imponenti e mutevoli, sono state realizzate insieme a persone in situazioni di esclusione sociale, coinvolte direttamente nel processo creativo. È Pombo stesso a raccontare il senso profondo di questa scelta: “Di solito non ho assistenti, preferisco quasi sempre lavorare da solo, per questo progetto però ho scelto di chiedere aiuto, non per accelerare il lavoro, bensì per conferirgli una dimensione sociale e lanciare un messaggio da rivolgere a chiunque sia disposto ad accoglierlo.”

E in effetti, camminando tra queste tele scomposte e materiche, si percepisce chiaramente che qui la pittura non è solo superficie o rappresentazione. È gesto collettivo, traccia condivisa, racconto di vite che si incontrano attraverso il colore. Pombo ha scelto di far collaborare persone accolte dalla Caritas e dalle strutture sociali di Reggio Emilia e Firenze, offrendo loro non un ruolo marginale, ma un posto reale nel processo creativo. È una Cappella degli Invisibili, come l’artista ama chiamarla, un luogo simbolico dove chi è normalmente escluso diventa protagonista.
Dal punto di vista pittorico, il lavoro di Pombo si colloca in un dialogo aperto con la tradizione e con le avanguardie. La sua è una pittura che prende spunto dai capolavori rinascimentali per dissolverne il contenuto narrativo e potenziare la dimensione astratta e sensoriale. Come lui stesso spiega: “La mia pittura guarda a quella della Cappella Sistina con l’intenzione di svuotare le immagini di contenuto e potenziarne la dimensione astratta. Così come una rosa è una rosa, ma dopo averla nominata quattro volte si trasforma in altro, confrontarmi con i lavori realizzzati da Michelangelo, Perugino o Botticelli e diluirli è un modo per trascendere il significato concreto delle immagini che narrano.”
Il risultato è una serie di opere in cui le figure originarie si sciolgono in onde cromatiche, in flussi materici e segni di energia incontrollata. Non c’è traccia del gesto pittorico tradizionale, perché Pombo lascia che sia il solvente, versato direttamente sulla superficie, a determinare il risultato finale. “Rinuncio a impormi, lasciando che l’immagine si costruisca da sé in modo capriccioso e incontrollabile”, scrive.

L’esperienza di visitare questa mostra è anche, inevitabilmente, un’esperienza di spaesamento. Non c’è una narrazione lineare, non ci sono figure facilmente riconoscibili. È un continuo oscillare tra memoria e dissoluzione, tra ciò che si intravede e ciò che sfugge. Eppure, in questo processo di scomposizione, emerge con forza il senso profondo del progetto: restituire voce e visibilità a chi è spesso condannato all’invisibilità sociale.
Il percorso espositivo include circa un quarto della superficie totale che il progetto avrà una volta completato, comprendendo la variazione del Giudizio Universale e sei tele ispirate agli episodi della vita di Mosè e di Gesù. Opere che travolgono lo spettatore, immerse in un mare di colore che annulla i contorni e invita a sentirsi parte di un movimento collettivo, più che a leggere una storia.
Come ricorda Pombo in uno dei passaggi più intensi del suo testo: “Se dovessi riassumere la dimensione spirituale del progetto in una sola idea, sarebbe quella di ricordarci che ‘gli ultimi saranno i primi’. Perché lo abbiamo dimenticato.”
Visitare questa mostra significa anche confrontarsi con questa semplice e dimenticata verità. E riconoscere, tra i pigmenti e le dissolvenze, una comunità di vite che troppo spesso restano nell’ombra.
Info: Giudizio Universale – Jorge R. Pombo. Fabbrica del Vapore – Milano, fino al 18 settembre 2025.






















