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DoveStiamoAndando? Al cinema a vedere storie d’amore fra anziani

The mother di Roger Michell

ROMA – Affascinante e reattiva, la Settima Arte rispecchia elabora interpreta anticipa propone vicende e personaggi segnati dai canoni sociali, etici ed estetici delle rispettive località ed epoche. Così il cinema sta oggi raccontando l’antico tabù della sessualità degli anziani, sempre più messo in discussione da dati scientifici e da prese di posizione di personaggi celebri (tra cui Jane Fonda, icona di stile e anticonformismo)

Pochi film comunque, e tutti d’autore, a conferma della perdurante reticenza del grande pubblico; finale di norma triste se non tragico: Delitto e castigo? si chiede sornione Claudio Caruselli, studioso di cinema e critico

Facciamo qualche esempio?
La casa del sorriso, Orso d’Oro a Berlino 1991
, segnato dalla cifra provocatoria e grottesca di Marco Ferreri. Adelina (Ingrid Thulin), anziana ospite di una casa di riposo apparentemente sui generis e libertaria, conosce Andrea (Dado Ruspoli) e il loro sentimento presto travalica in trasporto fisico irrefrenabile. Il che non viene perdonato dagli altri ospiti e dal personale, il cui astio arriva a sottrarre la dentiera alla protagonista. A un certo punto, la coppia affitta come alcova una roulotte di alcuni immigrati, lì si incontra e progetta di fuggire verso lidi più liberi e licenziosi. Ma alla fine Andrea, esaurito probabilmente l’interesse da trasgressione, decide di restare nella casa di riposo mentre Adelina sceglie i sensi e la libertà, parte con roulotte e immigrati.

Settimo cielo, premio Coup de Coeur della giuria, Canes 2008, presenta Inge e la sua storia intensa e carnale con un ultrasettantenne, dopo che il marito si è da tempo ridotto a reciproca tenerezza amichevole. Pochi dialoghi, niente, colonna sonora, nessuna morbosità, un progresso nel linguaggio dell’arte: con franchezza e senza ipocrisie racconta l’erotismo nell’anzianità, informa che sì, gli ultrasettantenni provano attrazione fisica, interesse sessuale e anche passione – proprio quella che una certa retorica pretende esclusiva della “verde e età”. Alla fine Inge parla con il marito della sua situazione, lui non regge e si uccide.

Irina Palm, di Sam Garbarski, 2007. Alla ricerca disperata di soldi per curare il nipote affetto da una malattia molto rara, una nonna finisce in un postribolo dove fornisce prestazioni sessuali “leggere” attraverso un buco nella parete che le permette di non essere vista. In questo modo la donna scoprirà una “abilità” sessuale inusitata e ben celata anche a se stessa, diventando anzi “la mano” più richiesta del postribolo. Come dire che sì, alla terza età si può ancora provare desiderio sessuale e dare piacere agli altri. Non soltanto: instaura un rapporto di amicizia/complicità/amore con il maturo (ma non quanto lei) proprietario del postribolo. Ma il figlio di lei, padre del bambino malato, finisce per scoprire l’origine del danaro, e lo rifiuta con sdegno.

Ph. Joshua Hanks – Unsplash

Narrazioni e/o conclusioni meno drammatiche?
Più che altro si tratta di escamotage per raccontare senza imbarazzo, o riferimenti a relazioni familiari più pericolose che rare, o riflessioni esistenziali.
Ad esempio neIl laureato, l’ormai celebre Mrs Robinson è una 50enne piacevole e molto determinata nella aggressiva conquista sessuale del giovane laureato protagonista, ma mentre nel romanzo omonimo la grande differenza di età è evidente, nel film tutto viene “calmierato” affidando la parte della protagonista alla splendida 36enne Anne Bancroft.
Sempre al festival di Cannes nel 2003 (ah i francesi, se non ci fossero loro!) The mother, regia di Roger Michell e sceneggiatura di Hanif Kureishi, narra di una vedova settantenne che ormai votata a vita ritirata e depressa – come imposto da feroce tradizione e cultura millenarie – si trasferisce dalla figlia, con la quale ha peraltro un rapporto conflittuale, e finisce per appassionarsi, ricambiata, del compagno della giovane. Personaggio che oltretutto è interpretato da Daniel Craig, di lì a poco nuovo James Bond, dunque l’anziana signora seduce un sex-symbol per eccellenza.
In Harold and Maude, un classico del cinema inglese, diretto da Hal Ashby, 1971, il rapporto sentimentale tra un’anziana donna saggia e disincantata e un giovane “difficile” fa bene a entrambi: da un lato vivifica lei e dall’altro rende lui consapevole che la vita non termina con la fine della gioventù, ma può con pari energia e passione proseguire in età adulta e in vecchiaia.

Si potrebbe dire che il cinema mette in crisi certezze rassicuranti, come fa la letteratura?
Penso di sì, però la letteratura ha il vantaggio di farlo narrando e non rappresentando. Specialmente in un tema come questo, la difficoltà principale è individuare registri e linguaggi che non allontanino gli spettatori, al contrario li inducano a riflettere, a immaginare se stessi nel futuro, a non provare (più?) ripugnanza – spesso di origine edipica – all’idea che i propri genitori possano avere provato piacere sessuale: in una parola, a identificarsi con loro.

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