Egitto, vento di incertezze

Che vento tira in Egitto? Sono in molti a domandarselo. Soprattutto adesso, in attesa degli imprevedibili risultati del secondo turno delle elezioni presidenziali e dopo il recente annuncio dell’Alta corte, che a sorpresa ha sciolto la Camera bassa del Parlamento egiziano, limitando i poteri del futuro leader del Paese.
(Aggiornamento del 24 giugno: Mohamed Morsi è il nuovo presidente dell’Egitto e il vento di incertezze continua a soffiare).

Se Morsi diventa presidente, non tornerò più in Egitto!“, afferma Omar, proprietario di un chiosco di fiori in una zona residenziale di Roma.  Sembra sorridere mentre parla, ma è solo un’impressione. Omar è amareggiato, deluso e molto triste. Ormai è convinto di dover dire addio alla sua terra, alla sua gente, ai suoi ricordi.

Il 17 giugno scorso Mohamed Morsi, candidato dei Fratelli Musulmani, e Ahmad Shafiq, sostenuto dalla giunta militare, si sono sfidati in un duello ad armi pari, o così almeno volevano farlo sembrare. Tra indiscrezioni, che davano per vincente Morsi, e annunci di accordi segreti tra i due per spartirsi il potere, il Paese resta ancora con il fiato sospeso. Piazza Tahrir, simbolo della rivoluzione e del vento democratico che ha spazzato via l’ex raìs Hosni Mubarak, torna ad affollarsi. E le proteste rompono il silenzio dell’attesa.

Il futuro dell’Egitto, dal quale molti equilibri internazionali dipendono, è ancora incerto. Insieme al popolo egiziano e a chi guarda da lontano, ad aspettare i risultati con le dita incrociate c’è anche Omar. “Mia moglie è più moderna di lei“, dice con orgoglio indicando una giovane passante che indossa una maglietta attillata e pantaloncini corti. “Come faccio a riportarla in Egitto, dove tra poco tutto sarà haram (proibito)?“. Poi continua: “Con Morsi presidente le donne dovranno andare in giro velate da testa a piedi. Haram. Le piramidi saranno haram. Tutto sarà haram!”.

Omar viene da un quartiere periferico del Cairo. E’ arrivato in Italia vent’anni fa e, insieme alla moglie, si è ricostruito una vita. Ormai parla italiano con l’accento romano ed è il fiorista di fiducia della zona. Tutti qui lo conoscono e lo rispettano. Tra i clienti frettolosi ci sono anche quelli che si fermano qualche minuto a chiacchierare con lui. Appena gli chiedono notizie sull’Egitto, dalla bocca di Omar esce un fiume di parole. L’ultima delle quali è sempre haram.

 

 

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