Gaza, tra vittime reali, Board of Peace e un futuro incerto

Mohammed ibrahim Gaza unsplash
Gaza. Ph. Mohammed ibrahim – Unsplash

La cifra che colpisce immediatamente è 25.000. Questo numero appare su uno studio pubblicato sulla rivista medica The Lancet Global Health, che ha analizzato i primi sedici mesi della guerra tra Hamas e Israele, dal 7 ottobre 2023 al 5 gennaio 2025. Secondo la ricerca, il numero delle vittime violente di quell’intervallo temporale non si fermerebbe alle cifre diffuse all’epoca dal Ministero della Salute di Gaza (49.090 morti violente), ma raggiungerebbe 75.200 morti (circa 3,4% della popolazione della Striscia prima del conflitto), con uno scarto di almeno 25.000 decessi in più rispetto ai dati ufficiali disponibili in quel momento. Donne, minori di 18 anni e persone oltre i 64 anni rappresentano il 56,2% delle vittime violente, per un totale stimato di 42.200 morti.

Lo studio intitolato “Violent and non-violent death tolls for the Gaza conflict: new primary evidence from a population-representative field survey”, coordinato da Michael Spagat della Royal Holloway, University of London, insieme ad altri ricercatori internazionali, rappresenta la prima indagine indipendente basata su un campione diretto della popolazione di Gaza. È stato finanziato dallo European Research Council e dal Centre for Research on the Epidemiology of Disaster dell’Université Catholique de Louvain.

The Lancet Gaza 2:26
Sampling points by location of respondents with further information on the sample and estimates, colour-coded for governorate of origin (The Lancet Global Health)

Secondo gli autori, circa il 3-4% della popolazione della Striscia sarebbe stata uccisa in modo violento entro il 5 gennaio 2025, a cui si aggiungono numerosi decessi indiretti causati dal conflitto.

Lo studio, basato su interviste a 2.000 famiglie per un totale di 9.729 individui, ha inoltre stimato circa 16.300 morti non violente, legate al deterioramento delle condizioni di vita, al collasso del sistema sanitario, alla malnutrizione e alle epidemie; tra queste, 8.540 sono considerate “excess deaths”, cioè direttamente attribuibili agli effetti indiretti della guerra. I ricercatori parlano di una “zona grigia” della mortalità, in cui diventa difficile distinguere tra decessi causati immediatamente dai bombardamenti e quelli provocati in seguito dalla mancanza di cure adeguate. Michael Spagat ha sottolineato che, rispetto ad altri conflitti, a Gaza il numero di morti indirette sarebbe inferiore ad alcune stime precedenti, grazie anche alla presenza iniziale di un sistema sanitario funzionante e alla dimensione ridotta del territorio, che facilita la distribuzione degli aiuti quando disponibili.

Il numero totale delle vittime è oggetto di forti controversie. Un’altra ricerca, condotta dal Max Planck Institute for Demographic Research, ha stimato 78.318 morti tra il 7 ottobre 2023 e il 31 dicembre 2024, rilevando anche una drastica riduzione dell’aspettativa di vita a Gaza: -44% nel 2023 e -47% nel 2024.

Nel complesso, le ricerche indipendenti convergono nel ritenere che il bilancio reale delle vittime sia superiore alle prime cifre ufficiali e che la devastazione sanitaria e demografica produrrà conseguenze profonde e durature, anche oltre la fine delle ostilità.

Gli autori sottolineano infine che sarà necessario molto tempo e ingenti risorse per ricostruire con precisione il bilancio definitivo delle vittime, e che anche le stime più recenti presentano margini di errore significativi.

Mohammed ibrahim Gaza2 unsplash
Gaza. Ph. Mohammed ibrahim – Unsplash

Un’analisi parallela pubblicata su eClinicalMedicine ha stimato oltre 116.000 feriti entro aprile 2025, tra cui 29.000–46.000 persone con necessità di chirurgia ricostruttiva complessa. Oltre l’80% delle ferite è attribuibile ad esplosioni. Il sistema sanitario, gravemente danneggiato, risulta incapace di far fronte all’emergenza: solo 12 ospedali su 36 restano operativi e i posti letto sono scesi da oltre 3.000 a circa 2.000. Prima della guerra, Gaza disponeva di appena otto chirurghi plastici certificati per una popolazione di 2,2 milioni di abitanti, e secondo i ricercatori anche un pieno ripristino della capacità prebellica richiederebbe circa dieci anni per smaltire l’arretrato di interventi.

Nel frattempo, a Washington si è svolta la prima riunione del contestato Board of Peace presieduto dal Presidente degli Stati Uniti, alla quale non erano presenti rappresentanti di Gaza, ma solo altre potenze mondiali.

Share this article

About the author

Leave a comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may also like

Read in your language

Listen to our podcast

Reserved area


Write For Us

Job and Future

Not Only Med

Receive our news

Search

Previous months

Archives
Edit Template

Partnership

All rights reserved © Focusméditerranée | registered at the Court of Milan, Italy (n.182 on 31/3/2011) | Privacy policy