
ROMA – “Il fuoco vive della morte della terra, l’aria vive della morte del fuoco; l’acqua vive della morte dell’aria, la terra della morte dell’acqua”: le parole di Eraclito (“Sulla natura”) sono nitide, definitive, disperanti e consolatorie. Non a caso le festività dedicate ai defunti cadono per lo più in momenti di passaggio delle stagioni, a conclusione di un ciclo e nell’imminenza del successivo: in pieno autunno in Europa, nel mondo mediterraneo e in quello cristiano in genere; durante i mesi primaverili, invece, in Russia e in Asia, dove vari culti sembrano ispirarsi alla connessione con la ritrovata fertilità della vita.

Al di fuori di scansioni stagionali, ci sono gli ebrei, che si ritrovano in momenti privati di devozione liturgica; i protestanti, che non hanno specifiche festività dedicate (salvo determinate tradizioni storiche); e gli atei e gli agnostici, che generalmente seguono i tempi religiosi dei contesti locali. Gli ortodossi celebrano i “Sabati delle anime” specialmente durante la Quaresima; in Grecia, ad esempio, per gli Psychosavvata si preparano i koliva (grano bollito, noci, melograno e zucchero) da benedire in chiesa prima di condividerli con amici e famigliari .
In novembre, 1miliardo e 300mila cristiani cattolici rivivono tradizioni comuni (visite ai cimiteri, tombe adornate con crisantemi e altri fiori, fotografie, candele accese, suffragi) e consuetudini locali arcaiche, echi pagani compresi. Un’antica credenza molto diffusa nel Mediterraneo racconta che nella notte tra l’1 e il 2 novembre le anime dei defunti tornano a casa; si lascia quindi una candela accesa per accoglierle e la tavola apparecchiata. Tanti i dolci tradizionali per la ricorrenza: a Malta le bones tal-mejtin (ossa dei morti) e i biskuttini tal-qalb (biscottini a forma di cuore), in Spagna i huesos de santo (pasticcini di marzapane ripieni) e buñuelos de viento (frittelle dolci), a Madrid si rappresenta a teatro l’opera “Don Juan Tenorio”, che culmina con una riflessione sulla morte e la redenzione.

In altre latitudini e longitudini, forme sincretiche di devozione rammentano culti pagani. In Messico, ad esempio, improvvisati altari casalinghi ospitano Madonne, Crocifissi, marigold aztechi; teschi di zucchero; nei cimiteri si dialoga con i defunti, come se fossero presenti, e si offrono loro oggetti personali, tequila, pan de muerto, sigarette; preghiere cattoliche si mescolano a danze, tamburi, divinazioni e offerte azteche di cibo. Nei cimiteri di Haiti, Fet Gede (giorno dei Morti) riunisce folle vestite di nero, viola e bianco (colori dei morti e della fede cristiana): nomi cattolici designano spiriti antichi, in terra ci sono disegni di croci cristiane e vodou; trance, canti e balli al ritmo di tamburi africani davanti alle tombe; ai defunti si offre rum non filtrato, caffè bollente, sigari accesi, banane, peperoncino, denaro (falso). In Brasile, canti, danze, croci, teschi, possessioni rituali, divinazioni; il Dia de Finados mischia norme cattoliche con echi e tradizioni di Candomblé e/o Umbanda.

Profondamente diverse fra loro, tutte le commemorazioni hanno però un comune denominatore: la musica ponte fra mondi, rito di passaggio, guida verso l’al di là.
Nella parte del mondo dove la religione più diffusa è l’Islam, i defunti vengono onorati principalmente durante feste religiose come l’‘Aid al-Fitr (fine del mese di Ramadan e del digiuno) e/o l’‘Aid al-Adha (festa del sacrificio, nel mese – lunare – del pellegrinaggio alla Mecca): si visitano le tombe, si offre cibo ai poveri, ci si riunisce in preghiera. Gli sciiti accentuano il lato comunitario delle cerimonie; i sunniti – di parecchi dei cui santi cadono in novembre le date di morte – preferiscono modi e tempi personali o familiari, riservando l’omaggio collettivo a eroi e martiri.

Ancora in novembre, il mondo onora ricorrenze laiche anche di dimensione storica: l’11, “Remembrance Day/Armistice Day”, nel Regno Unito e in Canada, Australia, Francia, Belgio e altri Paesi ricorda i caduti della Prima guerra mondiale e dei conflitti in generale; simbolo, un papavero rosso. Nel medesimo giorno, negli Stati Uniti, omaggio ai veterani di tutte le guerre.
Le commemorazioni di atei e agnostici prevedono musica, letture di poesie, messaggi lasciati sulla tomba del defunto o in casa, discorsi, iniziative sociali o benefiche, spazi online per condividere ricordi; a volte si pianta un albero, o un giardino, o una panchina. A Roma, visite al Cimitero Acattolico, dove sono sepolti grandi come Percy Bysshe Shelley e Antonio Gramsci; realtà simili esistono a Parigi, Atene, Istanbul, Alessandria d’Egitto e in poche altre città.






















