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LIBRI/ Il “Mediterraneo nero” di Gian Luca Campagna

Quando tutti mentono, dire la verità non è solo un atto di ribellione, diventa un’azione terroristica. Se lo ricordi…” Indolente e sognatore, Francesco Cuccovillo è fuggito da Bari per abbracciare la carriera di giornalista a Roma. A distanza di vent’anni, gli amici d’infanzia gli chiedono di consegnare una misteriosa lattina sigillata a un ingegnere lombardo, specializzato – durante gli anni Ottanta e Novanta – negli autoaffondamenti di navi stipate di rifiuti tossici lungo le coste italiane e somale. La sua ricerca si incrocia con le vicende disperate della rivoluzionaria còrsa Marie e del clandestino tunisino Khaled. Tra magistrati corrotti, fidanzate petulanti, criminali pentiti, lap dancer romantiche, politici ambigui e ambientalisti disillusi, nel nome della giustizia e del perdono, Francesco scoprirà quanto è sottile il confine tra verità e menzogna.

Abbiamo incontrato Gian Luca Campagna, l’autore di “Mediterraneo nero”. L’occasione è stata la presentazione del libro e della collana “Giungla Gialla” edita da Mursia, una sorta di macabro Grand Tour che tocca soprattutto le città costiere della nostra penisola.

Come mai questo titolo?
Per gioco. Dico sempre che quando Dio ha creato il Mediterraneo, affascinato e impaurito da tutta quella bellezza, per rovinarlo ci ha messo l’uomo. “Mediterraneo nero” da una parte è un omaggio ad un microcosmo che è stata la culla della civiltà e della cultura, dove è nato il commercio, il sistema bancario. Poi, però, è diventato nero, perché con il tempo si sono inserite nella bellezza le storture. Da qui si è creato un vero e proprio genere letterario, il noir Mediterraneo, con una matrice ben delineata che è quella di abbracciare appunto il mare nostrum. Queste tematiche le troviamo anche in altre situazioni da noi molto lontane, ma similari al Mediterraneo stesso, che possono essere quelle sudamericane. La cultura della bellezza e del mito inevitabilmente ci riporta ai classici, alla tradizione greca e latina, tutti elementi che poi troviamo anche in quella letteraria sud-americana. Io vedo un grande punto di collegamento tra queste culture.

L’autore è anche un giornalista e il romanzo si sviluppa come un’inchiesta. Deformazione professionale o hai usato volutamente questa forma letteraria?
Credo entrambe le cose. Il noir nel tempo ha un po’ deragliato dal suo percorso. Andare a fondo nelle pieghe delle vicende della cronaca è lo scopo del protagonista; nel mio romanzo sono le “navi a perdere”. Essendo anche io un cronista, non posso non utilizzare il mio passepartout per osservare e dialogare con alcune fonti che uno scrittore – non giornalista – non utilizzerebbe perché non le conosce. Nel noir il protagonista può essere anche un eroe negativo e quando persegue il bene è pieno di conflitti interiori, quasi border-line. È una trama in cui non ci sono i confini ben delineati tra Cavalieri bianchi e Cavalieri neri. Abbiamo tantissime storie che riguardano il quotidiano ed è giusto che sia anche così, perché poi ognuno di noi si identifica nell’ordinario della propria quotidianità; è altrettanto vero che in questo modo si rischia di essere ripetitivi e, soprattutto, banali, omologati. Credo che la cosa migliore per uno scrittore sia quella di far vivere storie che non devono essere per forza ordinarie, ma anche straordinarie. Non interessa più la descrizione minuziosa di un aperitivo preso al bar sotto casa, quanto piuttosto è molto più emozionante vivere un’avventura catapultati in altra dimensione, in un altrove che può essere magari un’isola lontana. Si riesce così a creare quella sinestesia nelle parole, che poi è quello che cerca il romanziere per far vivere attraverso il suo racconto una dimensione altra. Quello è un collegamento osmotico fortissimo che crea chi scrive, un ponte di collegamento con il lettore. Secondo me si ha bisogno di vivere dimensioni straordinarie attraverso la lettura.

Il protagonista è un giornalista come te, ti somiglia?

No, il protagonista non mi somiglia. Trovo che sia più somigliante José Cavalcanti, l’altro mio personaggio che non compare in questo romanzo perché è molto più politicamente scorretto di Cuccovillo, che è indolente, completamente incastrato, assorbito dalle omologazioni della società occidentale e italiana. Ha una relazione con una donna che non ama più, ma non ha il coraggio di lasciarla; ha una professione che gli permette di vivere in una discreta comfort zone, ma è un’attività che dal punto di vista della gratificazione non lo soddisfa pienamente. Lui va avanti nella sua vita sentimentale e professionale con una sorta di indolenza, finché arriva ad un punto critico, il famoso punto di rottura, in cui lui si risveglia e capisce che nella vita non può essere più effetto, ma deve essere causa. Capisce che deve dettare lui i ritmi della sua esistenza e non piegarli alle esigenze delle altre persone che gli sono vicino. Diventa più burattinaio piuttosto che marionetta. L’altro mio personaggio, Cavalcanti, è completamente diverso: è una persona più volitiva, più spregiudicata; a differenza di Cuccovillo è un nichilista, un disilluso.

Questo tuo romanzo è un’inchiesta approfondita e precisa. Non credi che sarebbe stato meglio scriverlo sotto forma di saggio?
È una domanda che mi viene posta spesso e in diversi modi, il più frequente è questo: “Non credi che, dopo essersi documentati così tanto rispetto ad una vicenda così cupa, così nera come quella delle navi a perdere, sia svilente a ridurre tutto ad un romanzo?” Io non credo, penso che in questo modo il racconto si esalti perché permette di conoscerlo in maniera un po’ più leggera rispetto ad un’inchiesta giornalistica vera e propria. È un romanzo perché, se pur prende profondamente spunto dalla realtà, poi ha un finale dove tutte le cose vanno a loro posto. Se fosse stato un’opera di saggistica non avremmo risposte esaustive alle domande. La vita è schizofrenica, nel senso che tutto quello che accade e tutte le vicende che ci accadono non hanno una spiegazione razionale. Sono tutte vicende concatenate dal caso, a differenza di un romanzo dove le risposte ci devono essere. Siccome nella vita reale, e quindi nella saggistica, non possiamo dare risposte certe, almeno ci proviamo con il romanzo.

Info: Prossime date di presentazione del libro sono il 15 luglio in occasione della rassegna “Delittammare” a Santa Marinella e il 22 luglio Trasimeno in Gialloa Tuoro sul Trasimeno

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laura cugini

Questo romanzo ha tutte le caratteristiche per essere un soggetto per un ottimo film