Vik hotel gallery: a Milano l’arte a 360 gradi

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Da un’idea ad un progetto: l’idea è di Alexander e Carrie Vik, il progetto è il Vik Hotel Gallery, un albergo nel salotto buono dei milanesi che apre le sue finestre proprio sulla Galleria Vittorio Emanuele II del capoluogo lombardo.

Ha voluto essere un luogo d’arte dentro il luogo d’arte. A raccontarci la storia del Vik Hotel Gallery sono Micaela Bonetti e Alessandro Riva, che lo hanno visto nascere e crescere e ne hanno curato la parte artistica.

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“Nel 2018, siamo stati contattati da Alexander Vik, imprenditore svedese che ha una serie di Retreats in Sud America”, spiega Micaela Bonetti. “Ci ha chiamati perché aveva proprio in mente di creare un hotel d’Arte in Europa. Conosceva sia me, sia Alessandro Riva e sapeva che noi avevamo i canali giusti per consigliarlo sulla scelta degli artisti. Ci ha spiegato che non pensava ad artisti storicizzati, ma soprattutto non voleva una sola forma d’arte. Desiderava spaziare in tutto quello che sono i diversi gusti, con creativi italiani – o che comunque operano in Italia – e con qualche contaminazione dal Sud America.
Vik Gallery Milano_640In totale 89 stanze dove poterci sbizzarrire e creare sinergie con diversi artisti e con i diversi linguaggi che proponevano: fotografia, scultura, installazioni, pittura. L’unica stanza in cui sono esposte opere di un artista storicizzato è quella dedicata a Schifano, tutte le altre sono realizzate da contemporanei.
Devo dire che è stata un’avventura continua. La notte si accendevano le luci della creatività. Infatti, si lavorava principalmente di notte; di giorno c’erano i clienti per cui quando gli ospiti dormivano noi realizzavamo i progetti, allestivamo. Si è creata una complicità tra gli artisti che ne ha alimentato la voglia di mettersi in gioco e l’arte ne ha giovato. All’interno della struttura ci sono opere bellissime.
La hall è decorata con una riproduzione della scultura in bronzo Il pensatoredi Auguste Rodin, e le pareti sono state affrescate dall’artista italiano Alex Folla: otto figure mitologiche che reggono il mondo”.

 

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Quanti artisti hanno lavorato su questo progetto?
“Lungo un mix davvero unico di mobilio moderno e vintage, ogni stanza dell’hotel è stata decorata con opere d’arte di oltre 90 maestri italiani e internazionali”.

Il cliente ha l’imbarazzo della scelta …
“Il cliente può infatti scegliere con quale stanza d’artista condividere il suo soggiorno milanese … quelle ideate da Marta Mez, Paolo Cassarà, Ali Hassoun, Florencia Martinez o quella decorata da Felipe Cardena?

IMG_3171-Galleria Vittorio Emanuele Milano_Ph.Silvia DoglianiCosa è successo quando avete completato l’allestimento?
Una volta terminato l’allestimento dell’hotel, si è messo in moto un lavoro di promozione dell’arte. Il nostro obiettivo era che il Vik diventasse un contenitore di arte, che interagisce non solo con gli ospiti dell’hotel, ma anche con il territorio; un luogo dove l’arte si vive a 360 gradi e dove vengono creati mensilmente progetti diversi. Molteplici, infatti, gli eventi che abbiamo proposto in questi anni. Stiamo lavorando anche su una serie di “experience” sempre legate all’arte: il cliente dell’hotel può fare un tour nella struttura anche insieme agli artisti che spiegano il loro lavoro; può prenotare lezioni di pittura con degustazioni di vini, …
Un modo, insomma, per avvicinarli il più possibile a questo mondo”.

 

Quali gli ostacoli?
“Abbiamo avuto anche momenti bui. Appena terminato il lavoro, ci è caduta in testa la tegola Covid. Eravamo pronti a partire con la prima mostra, ma la pandemia ha congelato ogni iniziativa. È stata dura come per tutti, ma devo dire che, superato questo tsunami, siamo ripartiti molto più concentrati. Abbiamo iniziato con le mostre personali dei vari artisti presenti nell’hotel. La prima, dopo il lockdown, è stata quella del giapponese Tomoko Nagao con “Women in Pop”, uno sguardo ironico ma con una forte critica sociale sull’invasività di marchi di aziende e multinazionali nella nostra vita”.

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Cosa esponete in questi giorni?
“In questi giorni è in corso una mostra de “Il laboratorio Saccardi“, che è stata presentata con la lettura di alcuni brani del libro “La Palermo Male”: Marco Leone Barone ha suonato alla chitarra i brani ispirati dalle loro opere, Paolo Sciortino e Cristian Gangitano hanno dialogato con loro per raccontare la storia dell’arte-contro.
Il 12 giugno, ci sarà la mostra di Francesco Missoni (della famiglia Missoni), che usa i vecchi tessuti del brand per dare alle sue opere un effetto psichedelico; questo in concomitanza con Milano Moda Uomo”.

L’arte continuerà a stupirci…

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1 Comment

  • Davide

    Grazie,…a questo tipo di Giornalismo!! L’arte e la cultura, sono ciò di cui abbiamo più bisogno, per affrancarci dalle tristi vicende sociali, per colmare quel vuoto dialogico che certa (dis) informazione propina ad oltranza. Questo è il giornalismo che ci appaga e ci gratifica, tanto mentalmente quanto emotivamente,lontano dalle becere dialettiche del nuovo contesto mediatico dominante, vuoto ed astruso. Bravissima Paola coi Suoi Articoli sempre ammirabili, avvincenti e ricchi di spunti di riflessione. Spero un giorno di poterLa conoscere.

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