Molti Paesi europei e mediterranei hanno implementato leggi per migliorare il trattamento degli animali negli allevamenti, ad esempio vietando i test cosmetici e regolamentando lo svolgimento di esperimenti scientifici.
Alcuni Stati sono all’avanguardia. La Svizzera prevede una normativa generale per il loro trattamento e tutele specifiche per le specie domestiche. La Svezia vieta l’allevamento intensivo in gabbie e le mutilazioni non necessarie, definisce lo spazio minimo indispensabile per ogni animale e proibisce il confinamento in gabbia per lunghi periodi. In Austria i test sugli animali risultano da tempo proibiti per legge, e sono regolamentate le condizioni per tenere animali domestici. L’Olanda promuove pratiche agricole sostenibili e rispettose verso gli animali, incentiva la ricerca e lo sviluppo di alternative alla carne. Il Regno Unito ha da tempo introdotto regole severe sul trasporto, divieti sul taglio delle code e sulla coltivazione di foie gras (ma davvero riesci a mangiarne sapendo come è ottenuto?). In Germania i test cosmetici su animali sono da tempo vietati e le condizioni di vita vengono continuamente monitorate. In Italia, tra i provvedimenti più significativi ci sono i divieti di infliggere dolore non indispensabile agli animali, di effettuare test cosmetici su di essi (fin dal 2013), di castrare i suini negli allevamenti senza anestesia, di chiudere in gabbie convenzionali le galline ovaiole (provvedimento adottato sulla falsariga dell’Austria, che fu uno dei primi Paesi a deciderlo). Questi Paesi, oltre ad avere leggi specifiche, promuovono una cultura del rispetto verso gli animali e la natura in genere con corsi nelle scuole, controlli rigorosi e campagne di sensibilizzazione.
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Anche in tutta l’area mediterranea, la consapevolezza sul benessere degli animali sta crescendo, con un numero sempre maggiore di persone e organizzazioni impegnate nella protezione delle diverse specie animali. Esistono quasi ovunque leggi che puniscono i maltrattamenti, la cultura delle sterilizzazioni si sta diffondendo; ma nelle zone rurali queste conquiste di civilizzazione appaiono, per lo più, ancora piuttosto lontane dal modo di pensare corrente. Come succede del resto in tutto il mondo, e nei vari settori, anche il trattamento degli animali ripropone il divario città/campagna. Qui i condizionamenti della mentalità tradizionale possono essere ancora forti. Per esempio, il concetto che gli animali abbiano – proprio in quanto tali – diritti non sembra riscuotere la generalità dei consensi. Le diete su base vegetale suscitano sovente scetticismo, la disponibilità di veterinari e di negozi di prodotti specializzati non è scontata, le cure sono spesso un “fai da te”. Non è passato molto tempo, d’altronde, da quando si usava ammazzare il maiale stordendolo a martellate e finendolo con il medesimo sistema.
Sulla sponda mediterranea settentrionale (Italia, Grecia, Francia, Spagna ecc.), cani e gatti sembrano per lo più trattati abbastanza bene, soprattutto nelle aree urbane. L’abbandono e il randagismo restano comunque un grosso problema ovunque. Sulla sponda meridionale, in Nord Africa e Vicino Oriente i gatti sono spesso più rispettati dei cani.
In alcune regioni, specie nei piccoli centri, si usano ancora animali come asini, muli e cavalli per il lavoro, anche se l’uso è gradualmente diminuito con il progresso tecnologico. In altre località gli sport e i festival con animali sono una tradizione ancora viva – ma in Spagna, le corride sono una pratica sempre più contestata e controversa; in Italia le corse di cavalli come il Palio suscitano molta perplessità.






















