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LIBRI/ Il Mediterraneo degli altri


Quali sono le ragioni profonde che hanno portato, in una sequenza serrata, le popolazioni di alcuni importanti Paesi nord africani e medio orientali, tra loro molto diversi,  a sollevarsi contro regimi che detenevano il potere da molti decenni?

Lo chiediamo a Luigi Ruggerone, coautore – insieme a Rony Hamaui – del libro  Il Mediterraneo degli altri, un’analisi sulle dinamiche economiche, demografiche, politiche e sociali degli ultimi 50-60 anni. Il volume verrà presentato il 17 novembre presso l’ISPI di Milano (Palazzo Clerici).

Per capire queste motivazioni e trovare delle risposte, quale metodo di studio avete scelto di adottare?
Ci siamo messi in una prospettiva di lungo periodo e abbiamo individuato cinque aree di ricerca: dall’aspetto economico-demografico, siamo passati ad analizzare le libertà politiche e civili dei Paesi arabi (la disperata ricerca della democrazia), ci siamo poi addentrati nel filone politico, religioso, fino ad arrivare ad analizzare i rapporti tra  Occidente e i Paesi del Medio Oriente e Nord Africa.

Quali sono dunque i principali risultati della vostra analisi?
Negli ultimi decenni, la storia politica, economica e sociale dei Paesi che vanno dal Marocco all’Iran e dalla Siria allo Yemen è caratterizzata da uno sviluppo economico positivo, ma decisamente più modesto rispetto alle dinamiche registrate in altri Paesi emergenti presi come modello di sviluppo di grande successo, quali i Paesi asiatici.
La fortissima dinamica demografica non si è accompagnata ad una crescita degli investimenti in capitale fisso, creando sacche di disoccupazione sempre crescenti. Il graduale miglioramento dei sistemi scolastici e la crescente scolarizzazione hanno favorito l’affermarsi di una generazione di giovani bene educati con scarsissime prospettive di occupazione. La globalizzazione ha funzionato a senso unico, esponendo questi Paesi ad una maggiore competizione internazionale, senza aprire nuovi mercati di sbocco.

Perchè la democrazia fatica ad affermarsi in questa parte del mondo?
Forse a causa della fortissima frammentazione sociale di molti di questi Paesi organizzati intorno a tribù e clan, tenuti spesso sotto il giogo di Paesi occidentali interessati esclusivamente alle ricchezze del sottosuolo (laddove disponibili) o al mantenimento dello status quo (interessante la disamina nel libro dei Paesi della penisola araba tenuti sotto il protettorato britannico, ma mai evoluti in colonie).

Nel libro voi affrontate anche l’aspetto religioso. L’Islam può essere dunque un ostacolo alla democrazia?
Nel libro, infatti, analizziamo, attraverso le lenti della letteratura empirica, la compatibilità tra Islam e democrazia. Per ora non abbiamo una risposta definitiva. Forse tra dieci anni, con l’esito delle rivoluzioni, potremo finalmente averla! Ciò che non ha fatto la storia fino ad ora potrebbe adesso essere fatto dalle rivolte. Il nostro è un messaggio di attesa per una nuova prospettiva da entrambi i lati del Mediterraneo.

Il cammino verso la democrazia è ancora lungo per molti di questi Paesi. Quali sono le vostre previsioni?
Siamo moderatamente ottimisti circa l’esito democratico, certo in chiave islamica, per quei Paesi dove le rivolte sono state brevi e fondamentalmente incruente – come in Tunisia e in Egitto -, più dubbiosi circa quei Paesi dove la rivolta è sfociata in guerre civili sanguinose – come è avvenuto in Libia. Diversa è invece la situazione nei sultanati e nelle grandi monarchie, dove non c’è stata la rivolta e dove la ricchezza e le alleanze permettono di attuare le riforme necessarie affinché le monarchie restino intatte.

Quale ruolo può giocare l’Europa in questo complesso scenario?
L’Europa oggi ha altri problemi economici e di stabilità finanziaria, ma può giocare un ruolo nuovo nel favorire l’affermarsi di democrazia e sviluppo economico sul lato sud del Mediterraneo.

Quali sono state le difficoltà nella realizzazione di questo libro e le variabili che non siete stati in grado di cogliere o analizzare?
Il nostro principale limite è stata la lingua, che nessuno di noi due padroneggia. Abbiamo potuto attingere solo a fonti occidentali.

Il Mediterraneo degli altri verrà presentato il 17 novembre a Milano, all’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), in occasione della conferenza internazionale After the Arab Spring: what season awaits the Mediterranean? Come si sente e come ne è uscito da questa esperienza?
Sono molto entusiasta e da questa esperienza ho imparato molte cose, come il metodo e il ruolo della storia in senso ampio: non solo dunque come sequenza di eventi, ma anche di strategie. Alcune volte la storia gioca brutti scherzi!

Info: Il Mediterraneo degli altri di Rony Hamaui e Luigi Ruggerone, Università Bocconi editore (prefazione di Alberto Negri). Verrà presentato giovedì 17 novembre a Palazzo Clerici presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI – Via Clerici, 5. Tel. +39.02.8633.131) di Milano dalle 14.45 alle 18.00 in occasione della conferenza internazionale After the Arab Spring: what season awaits the Mediterranean?

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