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Mahmut Tat, merce di scambio tra Turchia e Svezia

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Si chiama Mahmut Tat, è un giornalista curdo turco che ha chiesto asilo politico in Svezia perché Ankara lo accusa di appartenere al Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), considerato un’organizzazione terroristica. Come lui sono altri i rifugiati politici turchi in Svezia sui quali l’ombra del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan incombe, perché bollati come “dissidenti” .

Il reportage di Antoine Mouteau, Alix Le Bourdon Chris Moore su France24 ci porta proprio a Stoccolma, dove fino a dicembre dello scorso anno viveva Mahmut, senza avere certezze sul proprio futuro.

Quanto tempo ancora gli era concesso di restare in Svezia? Fino a dicembre del 2022, quando è stato estradato, era impossibile fare previsioni. Il giornalista curdo oggi sa bene ciò che è successo: nonostante la Svezia abbia una lunga tradizione di accoglienza di rifugiati politici e in Parlamento ci siano 5 deputati di origine curda, Mahmut Tat è diventato merce di scambio tra Svezia e Turchia per risolvere una delicata questione geopolitica.

Dall’invasione russa in Ucraina, il tema sicurezza è tornato a diventare una delle priorità assolute in Europa e particolarmente nelle regioni limitrofe alla Russia guidata da Vladimir Putin.
Tra i primi Paesi a reagire è stata la Svezia, che, insieme alla Finlandia, ha avviato le pratiche per aderire formalmente alla NATO. Ma Ankara non ha tardato ad opporsi alla richiesta, affermando – solo di recente – di essere pronta a togliere il veto all’entrata dei due Paesi scandinavi nel patto militare atlantico solo se gli stessi cambieranno la loro politica di asilo. Ed ecco che, a dicembre, la Svezia ha deciso di estradare Mahmut Tat e la mossa si è aggiunta ai timori dei cittadini turchi che vivono nel Paese, tra questi molti giornalisti. FRANCE 24 in Svezia afferma che la Turchia sta chiedendo l’estradizione di decine di persone che ritiene terroristi.

Sono molteplici i commenti lasciati sul canale YouTube di France 24 dai lettori, che hanno reagito al reportage con riflessioni e posizioni chiare e nette.

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Mahmut Tat, France 24

Sten Roslund scrive che “Sull’estradizione decide la Corte suprema e non il governo. Le persone sono state espulse perché accusate di quelli che sono – secondo la legge svedese – veri e propri reati. Il PKK è un’organizzazione terroristica ed è stato classificato come tale dalla Svezia e dalla maggior parte degli altri Paesi”.

HeBeDrGB si sofferma sulla sfera economica: “Erdogan ha fatto crollare l’economia turca e prima o poi avrà bisogno di un piano di salvataggio. Sta esagerando con l’adesione della Svezia e della Finlandia alla Nato. Alla fine i due Paesi diventeranno membri della Nato e la Turchia sarà ulteriormente isolata”.

Eray Wayne propone l’uguaglianza “PKK = Svezia” mentre per An Acc la lezione è stata appresa: “Per proteggere la propria sovranità e sicurezza nazionale è meglio non accettare i ribelli ricercati da Paesi stranieri. Se non si dovesse avere altra scelta, allora è meglio non dare rifugio all’attivismo sovversivo che potrebbe danneggiare il potere diplomatico e la capacità di negoziare con i Paesi che saranno offesi”.

Yoga_ For_me pone i riflettori sulla Nato e si rivolge al popolo svedese: “Prima hanno detto che dovevate aderire per proteggere la vostra democrazia e lo stato di diritto, ma poi vi siete resi conto che non è vero e che si tratta di controllo. Almeno vi siete svegliati!”

Ma Esa shaik preferisce giudicare la Nato dalle azioni, piuttosto che dalle parole: “La Nato è un alleato della Turchia solo sulla carta”. Per Yusuf Aras “La Svezia è un Paese bellissimo, chiedere protezione aderendo alla Nato è un diritto naturale. Tutto ciò che il governo turco vuole è che la Svezia riconosca quei membri del PKK come terroristi e li restituisca”.

Places We Live sottolinea invece l’assenza di dibattito sulla Nato nel Paese scandinavo e ricorda la sequenza di eventi realmente accaduti: “Il governo ci ha detto che saremmo entrati a far parte della Nato e poi i manifesti militari “Ti stiamo cercando” sono stati affissi dappertutto. Non è la stessa cosa di fare un dibattito. Poi è saltata fuori l’obiezione della Turchia. Poi ci è stato detto: “Ce l’abbiamo fatta; risolveremo la questione con la Turchia”. Poi siamo stati accolti nella Nato da Stoltenberg e da Biden. Le dichiarazioni contemporanee di Erdogan erano chiare, tuttavia, che non c’era alcun accordo tra Turchia e Svezia sulla Nato, nessuno. E ora, otto mesi dopo, non possiamo entrare nell’alleanza per la quale nessuno in questo Paese ha votato”.

Che idea farsi dopo aver letto tutte queste interessanti riflessioni? Restiamo sui fatti: il giornalista curdo Mahmut Tat è stato estradato, il veto sull’ingresso della Svezia nella Nato è mantenuto da Ankara …
Non ci resta che atttendere le elezioni presidenziali in Turchia, che si terranno a giugno di quest’anno!

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