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Il Mediterraneo di fronte al Covid-19

Di fronte alla pandemia Covid-19 appena dichiarata, come reagiscono i Paesi del Mediterraneo?

L’Italia è la più toccata e usa misure drastiche per affrontare l’emergenza: state tutti a casa! Il premier Giuseppe Conte chiude tutte le attività commerciali ad eccezione di negozi di generi alimentari, di prima necessità e farmacie.

Per la testata francese Mediapart, la Francia non è abbastanza preparata ad affrontare questa pandemia. Il reportage di Caroline Coq-Chodorge mostra infatti che nel dipartimento dell’Oise, focolaio di Covid-19 nel Paese, non c’è una presa di coscienza da parte degli abitanti che vivono il quotidiano senza cambiare abitudini e senza prendere misure precauzionali. La paura è ancora lontana.

La testata tedesca Deutsche Welle si proietta verso il futuro, pensando ai migliaia di richiedenti asilo provenienti dalla Siria che presto potrebbero entrare in Europa e che oggi sono costretti a vivere nei campi profughi in Turchia e in altri Paesi del Medio Oriente. È proprio in questi luoghi che il virus potrebbe diffondersi, anche se, stando ai dati del World Health Organization, al momento non ci sono casi registrati.
In Siria il sistema sanitario è in ginocchio e in alcuni campi profughi la mancanza di acqua è un vero ostacolo all’igiene. In Giordania le misure preventive contro la diffusione del coronavirus sono state applicate, gli ospedali sono attrezzati e i rischi di contagio sono dunque bassi. Nel Paese i campi sono gestiti in linea con la politica dell’UNHCR che sostiene la loro integrazione nei piani governativi per le epidemie. Il Libano, che ufficialmente ha registrato fino ad ora 41 casi di Covid-19, non ha disposto dei veri e propri campi profughi. Molti dei siriani in fuga dalla guerra presenti nel Paese (circa un milione e mezzo), non hanno accesso al sistema sanitario nazionale e i rischi che possano ammalarsi sono molto elevati.

Per i profughi arrivati già in Europa, come quelli che hanno raggiunto l’isola greca di Lesbo, la paura di diffusione del virus è molto alta, soprattutto dopo che un residente è risultato positivo al tampone.

Agence France Presse evidenzia un dato interessante: la Libia non è ancora toccata dal Covid-19 grazie alla guerra, che ha portato l’isolamento e dunque ad un beneficio inaspettato.

La Tunisia registra (ufficialmente) ancora pochi casi di coronavirus, ma già si prepara ad affrontare il peggio, soprattutto da un punto di vista economico: i principali Paesi con cui la Tunisia commercia sono Italia, Francia e Germania, i tre più colpiti dal virus in Europa.

In Spagna sono stati registrati quasi 3mila casi e il governo, che fino ad oggi ha preso alla leggera la pandemia, di fronte alla crescita del contagio, ha cancellato eventi e chiuso le scuole. Gli ospedali sono già al collasso.

L’Africa sub-Sahariana è stata risparmiata dalla diffusione del virus, almeno secondo i dati ufficiali rilevati. Per il resto del Continente ci sono ancora due preoccupazioni: la fragilità dei sistemi sanitari (1 medico per 5mila abitanti) e i contatti intensi con la Cina – origine dell’epidemia.

Quando il rischio e l’incertezza colpiscono i Paesi più sviluppati, il benessere di quelli più poveri e di popolazioni vulnerabili può essere messo in secondo piano. Il tema viene approfondito da Overseas Development Institute (ODI). La povertà può alimentare il contagio, ma il contagio può anche creare o accelerare l’impoverimento. E il virus sarà, infatti, un’altra fonte di impoverimento.

 

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