DoveStiamoAndando? A cercare di capire cosa sta succedendo in Iran

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Roma – “Sin dall’800 i persiani si sono mostrati refrattari ad accettare costrizioni dall’alto, e le donne hanno giocato un loro ruolo: nel 1848, ad esempio, la poetessa Qorrat ol-‘eyn fu giustiziata dopo avere rivendicato i diritti delle donne ed essersi tolta il velo pubblicamente. La presenza femminile fu importante  nelle proteste che nel 1979 condussero alla caduta dello Shah Reza Mohammad, e ancora nel 2009, nella cosiddetta rivoluzione verde contro una vera e propria truffa elettorale ai danni dei riformisti. Oggi, la volontà di libertà si oppone a un autoritarismo ingiustificato” ricorda Michele Bernardini, docente di lingua e letteratura persiana e Storia dell’Iran e dell’Asia centrale presso l’università di Napoli “l’Orientale”, autore di saggi e libri tradotti in più lingue, tra cui una fondamentale Storia del mondo islamico (VII-XVI secolo)

L’elemento scatenante di questa rivolta?
Certamente la condizione femminile, assolutamente contradditoria. In Iran le donne sono la parte più colta della società (il 70% del totale dei laureati), sovente hanno posizioni di rilievo e sono impegnate con molto coraggio anche nel contesto politico (ad esempio, la figlia dell’ayatollah Rafsanjani ex presidente della Repubblica, e le sue battaglie per lo sport femminile). La società persiana è estremamente complessa: una lunga tradizione di misoginia sopravvive seguendo vuoi una certa tradizione zoroastriana vuoi quella islamica posteriore, il forte attaccamento alla tradizione è incompatibile con modelli della modernità che le masse giovanili (l’età media è di poco più di 30 anni) percepiscono irrinunciabili e universali. Nell’attuale rivolta confluiscono rivendicazioni di larghe parti della popolazione via via emarginate dalla svalutazione della moneta. L’aspetto nuovo è l’ampiezza del consenso, che comprende regioni remote, aree rurali sino ad ora escluse o parzialmente interessate allo scontro politico, e minoranze etniche.

Cos’è l’Occidente per gli iraniani?
Anche questa domanda ci riporta al dualismo profondo di questo mondo. Da un lato il regime politico e i conservatori (che hanno un peso importante) descrivono l’Occidente come un nemico satanico da contrastare per il vizio e la corruzione morale. Dall’altro lato l’Iran ha un’antica consuetudine di rapporti con l’Occidente e, a differenza di molti Paesi islamici, ne condivide da tempo pratiche e strategie. Per gli iraniani, tuttavia, l’Occidente sono soprattutto gli Stati Uniti, dove vivono sia le principali comunità sorte dalla diaspora successiva alla rivoluzione del 1979, sia i discendenti della famiglia reale dei Pahlavi (che cercano in tutti i modi di strumentalizzare le attuali rivolte). Dunque, parlare di Occidente in generale può essere riduttivo; piuttosto, è opportuno ricordare il danno immenso causato dalle sanzioni americane ben più alle masse popolari che al potere politico.

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Proteste per i diritti delle donne in Iran, Glasgow. Ph. Thiago Rocha

Per le donne, il velo è simbolo di cosa?
Di irrinunciabile libertà di scelta personale, tant’è vero che alla rivolta partecipano molte in chador, proprio per testimoniare il rifiuto alla prepotenza e al sopruso. Finora, il velo è stato infatti o imposto (nel periodo immediatamente successivo alla rivoluzione del 1978) o vietato (nel 1931 Reza Shah ordinò di toglierlo come simbolo di modernizzazione, seguendo il modello di Mustafà Kemal Ataturk in Turchia)

E per gli uomini?
Molti condividono questo modo di pensare e partecipano alla rivolta esponendosi in prima persona, sovente pagando con la vita. È un’altra prova del profondo cambiamento che si sta verificando in senso alla gioventù iraniana

Che c’entra tutto questo con l’Islàm?
L’Islam iraniano è sciita, molto particolare, diverso da quello maggioritario sunnita, sicuramente più rigido e normativo in fatto di donne e più in generale di morale. È un mondo con molte diversità al suo interno: ad esempio l’ayatollah Sistani ha posizioni molto più aperte e moderne, Khamenei è un reazionario. Lo sciismo è un universo in grande fermento fin da quando è sorto; a differenza del sunnismo consente (soltanto a chi ne ha l’autorità) alcune interpretazioni del testo sacro e concepisce anche un modello di società più dinamico.

Non tutto il mondo religioso vede con favore tanta intransigenza dell’attuale regime iraniano, molti anzi si chiedono cosa ci sia dietro. C’è chi sospetta anche la volontà di inseguire le rigidezze dei sunniti, e allo stesso intero delle élite religiose qualcuno giudica imbarazzante la Polizia morale.

Io penso che la colpa non sia della religione, ma di chi la applica. Da noi un tempo si diceva che i cristiani sono sempre peggiori di Cristo.

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