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DoveStiamoAndando? A cercare Dante in Pakistan

NAPOLI – Di Dante Alighieri onorato in Italia a 700 anni dalla morte, si è parlato quest’anno anche nel Pakistan. Tra La Divina Commedia e il Poema Celeste del poeta nazionale Muhammad Iqbal (1837-1938), ci sono infatti non pochi punti in comune: un errore nei rispettivi percorsi progettati avvia le opere; le guide, Rumi e Virgilio, compaiono all’improvviso; le tappe dell'”ascensione” dei due poeti sembrano ordinate secondo una successione astronomica-teologica; entrambi dialogano con personaggi nell’Inferno e in Paradiso, raccontano i tormenti le torture le ricompense, e le suggestioni di ambienti e atmosfere.

Iqbal poeta e filoso, considerato anche padre spirituale del Pakistan, era certamente un lettore della Divina Commedia. Questo però non comporta affatto che ne fosse direttamente influenzato, spiega Roberto Tottoli, rettore dell’università “l’Orientale” e Ordinario di Islamistica.

Di certo Picasso ammirava l’arte africana, ma non si può dedurne che ne fosse condizionato. I ritratti di Modigliani e Bonnard non ricordano forse la Signora di Brassempoury di 20mila anni fa? E quali rapporti tra i dolmen della Sardegna con quelli in Algeria, Scandinavia, Cina, altrove? Il genio di Carl Gustav Jung evocherebbe archetipi e coincidenze: di fatto, le suggestioni dell’arte volano alte sul mondo, mentre piccoli uomini si affannano a erigere miserabili muri contro l’immaginazione del mondo.

Tant’è vero che le differenze tra il Poema Celeste e la Divina Commedia sono sostanziali. Dante è interessato specialmente alla conversione spirituale individuale, Iqbal a temi metafisici e questioni politiche del mondo musulmano suo contemporaneo. Dante respira il razionalismo scolastico (San Tommaso d’Aquino), Iqbal vive l’era della Scienza, della matematica, dello Spazio-Fisica. Dante sottolinea l’identità di religione e ragione, Iqbal crede nell’unità di spirito e materia, quindi di Religione e Scienza.

Le peculiarità dell’islam pakistano?
“Il suo aspetto identitario; questo è l’unico Stato moderno nato sulla base della fede dei suoi abitanti. Da allora, nella narrazione di sé è per ognuno vitale definire sia le varie forme di islam, sia i modi per rapportarsi con altre confessioni. Nel progressivo imporsi in molte aree dal Nord Africa al Vicino e Medio Oriente, l’islam ha tuttavia seguito un percorso comune: nei decenni delle neo indipendenze nazionali fino agli anni ’60 emergevano partiti e ideologie vicine alla storia del XX secolo in Occidente, in primis liberalismo e socialismo; l’islam era tradizionale, minoritario, molto vicino alle Confraternite mistiche. Poi, per tutta una serie di fattori politici sia internazionali sia interni (come il progressivo autoritarismo di alcuni governi), di finanziamenti, anche di sensibilità, l’islam è venuto assumendo forza sempre maggiore. In Pakistan, ad esempio, si cominciò con il privilegiare, e finanziare, le attività nelle moschee: da poco più di un centinaio che erano negli anni 60, le famose “Madrase” sono oggi decine di migliaia”.

C’è (stato) anche un ruolo dell’Arabia Saudita
“Innegabile. Però il fallimento delle elite al potere è stato determinante nel fare sì che l’islam diventasse in qualche modo l’unica forza coagulante. Fino agli anni ’70 parecchi governi facilitarono le organizzazioni religiose, le finanziavano in chiave di politica interna, ritenendole non pericolose. Nel Pakistan, appunto per il peculiare valore identitario, il dibattito tra l’islam formalista e quello popolare ha così assunto una valenza sempre più politica, nel tempo acuendo la diffidenza verso le minoranze, musulmane e non”.

Oggi, gli scambi, i rapporti e contatti con la madrepatria rimangono ininterrotti e ben vivi nella way of life e nelle espressioni artistiche dei pakistani emigrati nel mondo; in Gran Bretagna, specialmente a Londra, la loro comunità è numerosa e molto attiva (è di origine pakistana Sadiq Khan, laburista, al secondo mandato come sindaco).

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