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DoveStiamoAndando? A cercare il futuro in un algoritmo

ROMA – Si chiama Risk Management, la branca del Project Management dedicata alla gestione completa e integrata delle crisi. “Ideato inizialmente per i settori nei quali l’esposizione finanziaria delle imprese era particolarmente significativa (come la realizzazione di un’autostrada, o di un gasdotto trans-nazionale)”, dice Antonio Rivieccio, dal 2017 titolare dell’ufficio ‘Pianificazione e Controllo’ del Servizio per l’Informatica del Consiglio di Stato, “il Risk Management rappresenta tuttavia uno strumento chiave per l’informatica, proprio a causa dell’elevatissima velocità con cui nel settore i progetti affiorano e scompaiono. Per questo occorre sempre fare riferimento a schemi e metodologie ampiamente consolidate. In altre parole, è necessario rapportarsi non tanto al ‘sistema Italia’, che pure nello specifico ha dimostrato una capacità di reazione notevole, quanto al ‘sistema Mondo’.

La pandemia da Covid-19 ha confermato – per un’ennesima volta e definitivamente – che la globalizzazione va ben oltre lo scambio di risorse umane e merci, e che le risposte per essere efficaci devono avere dimensione transnazionale.

Bisognerebbe ad esempio adottare su base almeno europea provvedimenti quali la condivisione di banche dati, di sistemi di tracciatura, delle stesse cartelle cliniche, e potenziare al massimo la telemedicina per ridurre ovunque la pressione sul sistema sanitario.

All’informatica abbiamo chiesto durante l’emergenza di scongiurare la soluzione di continuità con l’abituale qualità della vita, in questo faticoso post emergenza intravvediamo una vita anche migliore: proprio nel quotidiano infatti ci stiamo avvantaggiando di tante opportunità in più – smartworking, processi celebrati on line, e-commerce, smartlearning ecc ecc
Certamente. Tuttavia, a segnare davvero il futuro saranno specialmente gli algoritmi, soprattutto quelli basati su meccanismi di intelligenza artificiale.

Cosa vuol dire?
Ci indicheranno possibili terapie per malattie finora praticamente non curabili e, prima o poi, risponderanno a un’aspirazione condivisa dall’essere umano fin dalla preistoria: prevedere i terremoti o almeno limitarne gli effetti sulle persone.

In campo medico, la New York University, con i laboratori di Facebook dedicati alla intelligenza artificiale, ha sviluppato un algoritmo che, comprimendo le informazioni (come si fa per i brani musicali) consentirebbe di abbattere del 75% i minuti necessari per la risonanza magnetica (che normalmente richiede da un minimo di 15 minuti a un massimo di un’ora) mantenendo il medesimo livello di precisione. Ridurre la durata significa poter utilizzare la stessa macchina per esaminare più pazienti nel lasso di tempo oggi necessario per una sola persona; conseguenza molto probabile, una riduzione sensibile del prezzo. Si prevede di concludere la sperimentazione entro fine anno; nel 2013 il software potrebbe entrare in funzione negli Stati Uniti e in Europa.
A Roma, intanto, uno studio interdisciplinare tramite algoritmi di machine learning ha individuato un paradigma per predire lo sviluppo della sclerosi multipla; al centro della ricerca, un gruppo di ricercatori dell’Università La Sapienza (rispettivamente appartenenti ai dipartimenti di Ingegneria informatica  automatica e gestionale, Nauroscienze, Salute mentale e organi di senso, Fisica, Fisiologia e Farmacologia) che hanno lavorato con alcuni fisici delll’Istituto dei Sistemi complessi (ISC-CNR).

Per quanto riguarda invece i terremoti, studi e proposte si susseguono in tutto il mondo. Ottime potenzialità dimostra la app Earthquake Network (Rilevatore Terremoto), nata da un progetto del 2013 realizzata da Francesco Finazzi, un ricercatore in statistica dell’Università di Bergamo. Il principio su cui si basa è molto semplice: se in un’area piuttosto estesa una rete di smartphone inizia a rilevare movimenti nel medesimo istante, la causa può essere solamente una scossa tellurica; le onde viaggiando alla velocità di circa 5/6 km al secondo, sarà possibile allertare la parte della popolazione non ancora raggiunta da quelle più distruttive. Non cambierà la sorte di beni immobili e mobili, ma di un certo numero di esseri umani sì. Più è consistente il numero di cellulari ‘di zona’ connessi, maggiore sarà la precisione degli allarmi. A oggi la app – che ha già previsto alcune centinaia di terremoti – è stata scaricata da milioni di persone, specialmente in aree sismiche come Giappone, Ecuador, Cile, Italia, Messico, Colombia, Stati Uniti; a breve la stessa Google introdurrà un meccanismo analogo in tutti gli smartphone Android.

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