
ROMA – Dal Mediterraneo al Medio e Estremo Oriente, dall’est Europa all’Africa, la rassegna “Multi”, giunta alla terza edizione, conferma uno sguardo a tutto campo su realtà con cui oggi conviviamo e alle quali dovremmo porre crescente importanza con il passare degli anni.
Multi si apre a Roma, giovedì 25 settembre, con un recital di poesie palestinesi tratte dal libro “Il loro grido è la mia voce” (Fazi editore), e interpretate da Dalal Suleiman, attrice palestinese, Paola Caridi, giornalista e grande esperta dell’area, la scrittrice Loredana Lipperini e altri leggeranno alcune poesie. Gli appuntamenti continueranno fino a domenica in più sedi: piazza Vittorio e giardini, le Porte Magiche (Alchemica ed Ermetica, entrambe volute nel ‘600 dal marchese Massimiliano Colombara appassionato di alchimia ed esoterismo), spazi appositi per iniziative dedicate ai bambini.
Il 25 sera, lo storico dell’arte Tommaso Montanari, rettore dell’Università per Stranieri di Siena, e lo scrittore Premio Strega Nicola Lagioia, dal 2017 al 2023 direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino, saranno protagonisti del dibattito “Chi è lo straniero”.
Il giorno successivo, alle 11.00, al MAXXI, mostra sull’arte delle colture migranti. Poi, in piazza Vittorio, “Senza frontiere”, incontro fra le comunità del Pakistan, dell’India e del Bangladesh: Daud Khan (Pakistan, economista, già funzionario ONU, consulente Banca Mondiale), Kapil Harvinder (India, laureato in Global Humanitas a La Sapienza, esperto in mediazione culturale) e Papia Haktar (Bangladesh, responsabile Immigrazione e Sportelli sociali dell’Arci di Roma) evocheranno le guerre nei loro Paesi e rifletteranno su come, invece, a Roma le rispettive comunità collaborino e convivano, forti delle radici culturali comuni.
Successivi momenti di incontro si intitolano “Pane e farine”, viaggio tra tradizioni e radici che parlano di pane, resistenza e condivisione, oppure evocano la tradizionale fascinazione dell’Europa verso l’Estremo Oriente e l’America (con Chiara Barzini e Tommaso Pincio). Nel pomeriggio, “Srebrenica 1995-2025, il dovere della memoria”: uno dei capitoli più bui della storia europea moderna.
La sera, “The sound of clouds”, cortometraggio di Mohammad Loftali: dura 4 minuti, racconta dei bambini di Gaza che scrivono i propri nomi sulle mani affinché i soccorritori possano identificarli in caso venissero uccisi dai bombardamenti israeliani.
Domenica 28, “Il pesce rubato” documenterà la distruzione dei mari da parte dell’industria ittica globale, un sistema predatorio che compromette la sopravvivenza di milioni di persone (come le comunità costiere del Senegal). Quindi, viaggio tra spezie, anfore, storie di vino e cibo della Georgia, la cui cucina di sapori intensi e speziati fonde influenze persiane, turche e russe. Poi Nadeesha Uyangoda, intervistata da Irene Graziosi, racconterà del suo ultimo libro, “Acqua sporca” (Einaudi), storia di un ritorno a casa ambientato tra il presente e il passato, nella provincia italiana dove è sempre più difficile trovare una vita soddisfacente e nello Sri Lanka, dove “la magia e il mito pervadono ancora ogni cosa”.
E si susseguiranno concerti (Pejman Tadajon Ensemble, messaggio di pace sufi ispirato alla tradizione persiana; Le Seghall, che intreccia le tradizioni africane e sudamericane con armonie sofisticate ed elementi elettronici; composizioni dal forte richiamo aggregativo come la brasiliana Roda de Choro: percussioni giapponesi, etc), riflessioni su scuola, accoglienza, sport, integrazione, razzismi, letterature straniere, multiculturalismo, danze tipiche, giochi tradizionali, sicurezza sul lavoro e contributo delle diaspore alla crescita economica, sociale e culturale tanto nei Paesi di origine quanto in quelli di residenza. Il filo conduttore gastronomico, con degustazioni delle varie specialità dei Paesi presenti, è curato dalle comunità di Multi e Slow Food Roma.
Nell’area Porte Magiche, il 25 un viaggio nella cultura millenaria del Pakistan, tra esoterismo e misticismo (a cura di Daud Khan); poi un incontro sullo sciamanesimo; altri seguiranno sulle erbe delle streghe, sulle pratiche interreligiose nelle relazioni mediterranee, sugli stati non ordinari di coscienza, etc.
In piazza Vittorio e nei giardini, il festival sarà affiancato anche da laboratori per bambini, adulti, anziani: ad esempio la scrittura (solo in corsivo) della lingua urdu comune in Pakistan e India, gioielli e arte decorativa tradizionale dell’Ucraina, Capoeira dell’Angola, che fonde gioco, lotta, danza e spiritualità; calligrafia cinese; lavorazione tradizionale di collane e bracciali siriani; percussioni africane.
Info: qui il programma 2025






















