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Il viaggio, tutto da ripensare

Dune, Marocco. Ph. Silvia Dogliani

Le previsioni, come ormai spesso accade ultimamente, non sono buone, neanche per uno dei pilastri dell’economia globale: l’industria del turismo, molto toccata dalla pandemia di Covid-19 in corso. Nell’aprile del 2020 i viaggi in tutto il mondo si sono infatti arrestati quasi completamente, producendo danni enormi: circa 100 milioni di posti di lavoro nel settore dei viaggi sono o saranno eliminati; rispetto alle entrate previste per il 2020 di quasi 712 miliardi di dollari americani solo 447,4 miliardi saranno confermati, quasi il 35 per cento in meno (fonte Mobility Market Outlook on Covid-19).

Paolo Gentiloni, commissario Ue all’economia, di recente ha affermato che il settore turismo “deve sopravvivere all’estate e la Commissione europea lavora su questo”. Dal turismo dipende l’economia di moltissimi Paesi e ad alimentarlo è spesso la cultura, in tutte le sue forme, anch’essa fortemente danneggiata dalla diffusione del coronavirus. Dunque le parole chiave per questa Fase due Covid-19, ormai iniziata in molti Paesi, sono Turismo, Cultura, Futuro, ma soprattutto nuove Modalità e Prospettive.

La voglia di esplorare il mondo è sempre molto forte. Negli Stati Uniti, per esempio, secondo una ricerca condotta da Skift Researchun terzo della popolazione vuole tornare a viaggiare appena l’emergenza si placherà. Ma fare i turisti oggi significa confrontarsi con tante paure e nuove regole e dunque il viaggio va tutto ripensato.

Quali sono le opzioni che abbiamo in tempi di emergenza sanitaria? Restare a casa è la prima, certamente la più sicura ed economica. Ma dopo essere stati confinati per settimane, alcuni in spazi molto ristretti e claustrofobici, non è decisamente pensabile. Probabilmente solo una piccola parte della società sceglierà questa opzione.

Allora si potrebbe decidere di prendere un volo o un treno o un autobus e scegliere la prima meta raggiungibile, fuggire dal proprio quotidiano, staccarsi del mondo-delle-cattive-notizie e non pensare più a nulla, se non osservare ciò che di nuovo ci circonda e cogliere il bello di esso. Ma prendere un volo potrebbe essere rischioso e forse anche costoso (le compagnie aeree, per rispettare le misure di distanziamento sociale, non potranno trasportare sulla stessa tratta più di un terzo dei passeggeri). Salire su un autobus o un treno significherebbe dover dividere l’esperienza della fuga con tante persone e qui ritorniamo al problema della sicurezza. L’opzione della “prima meta raggiungibile” – ciò che prima del Covid-19 i tanti “last minute traveler” sceglievano –  non è più percorribile.

Perché non restare allora virtuali? Alcuni siti, in particolare Airbnb, il portale online fondato sulla condivisione di alloggi anch’esso molto toccato dal Covid-19 tanto da aver licenziato il 25 per cento dei suoi dipendenti, propongono le “esperienze”: viaggiare attraverso gli occhi, le papille gustative e l’olfatto di altri. E gli altri sono perfetti sconosciuti che con una modesta somma di denaro possono condurre i viaggiatori virtuali in luoghi e atmosfere insolite: si può cenare in Marocco con una famiglia locale oppure andare a Chernobyl e dare da mangiare ai 250 cani abbandonati, che discendono da quelli che hanno perso casa e padrone dopo l’esplosione della centrale nucleare nel 1986; si può fare un viaggio retrospettivo e visitare Praga di notte ai tempi della peste nera, meditare con un violoncello, preparare una pasta come una vera nonna italiana.

Fotografando Venezia. Ph. Silvia Dogliani

Ma se il virtuale non fa parte di noi, si può decidere di diventare viaggiatori responsabili post Covid-19: partire, forse senza andare troppo lontano, usare un mezzo proprio (auto, moto, bicicletta), prendere tutte le precauzioni di sicurezza possibili, che ormai tutti conosciamo bene (mascherine, guanti di plastica, igiene personale, distanza di sicurezza, …). Si può dunque riscoprire la propria città, che magari per anni non abbiamo osservato con gli occhi dello stupore. Si può anche esplorare il proprio Paese, che forse abbiamo trascurato o tradito con una meta lontana e dunque più esotica, il tipico viaggio low cost molto gettonato. Oppure si può programmare anche un viaggio tematico (mare, montagne, piste ciclabili, ristoranti, sport …) nei Paesi di confine, vicini e accessibili.

Nel 2020 ci trasformeremo dunque in viaggiatori “curiosi” e “altruisti”: investiremo (perché il viaggio è un investimento) i nostri risparmi non solo per il nostro piacere, ma anche per supportare il nostro Paese e in particolare i settori cultura e turismo, oggi in profonda crisi. Il viaggio sarà ancora possibile, ma dovrà essere ben meditato.

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