DoveStiamoAndando? A fare visita ai Gatti

La musica e i gatti sono un ottimo rifugio dalle miserie della vita (Albert Schweitzer)

Il più piccolo felino è un capolavoro (Leonardo da Vinci)

ROMA. Intanto, le fusa. Dalle 25 alle 150 vibrazioni con frequenza tra i 1.50 e i 6 Hertz, la stessa abitualmente affiancata alle terapie contro l’artrite e i dolori reumatici, e per accelerare i processi di calcificazione delle ossa. Poi, fusa più coccole. A tenerla un po’ in braccio, la creatura pelosa calma il ritmo cardiaco, mitiga l’ansia e attenua lo stress. “Ho visto guarire più persone grazie alla compagnia di un gatto di quanto non abbiano fatto tonnellate di medicine”, diceva Enzo Iannacci, medico e musicista.

Discreti, eleganti, puliti, inesorabilmente indipendenti e al contempo straordinariamente sensibili, lungo i millenni sono stati al centro di una quantità tale di leggende miti superstizioni dicerie pregiudizi, e persecuzioni, che non ha eguale, Secondo William S. Borroughs, icona della “Beat Generation”, “chi odia i gatti ha uno spirito brutto, stupido, grossolano e bigotto” E di loro si sono innamorati Gustav Klimt, Sigmund Freud, Lawerence Olivier, Ernest Hemingway, Bette Davis, Grace Kelly, Romy Schneider, Giorgio Armani e tanti altri grandi.

Bene. Noi invece, noi cosa siamo, per i gatti? Obiettivamente, siamo quelli che li salvano dalla strada, il più delle volte violenza e abominio. Convivendo però con uno (o più d’uno) di loro, a un certo momento hai la sensazione netta che la creatura pelosa sia il padrone di casa e tu l’ospite…

E’ peraltro la realtà dei Cat Café. Originari giapponesi (una cinquantina solamente a Tokio) questi locali si stanno diffondendo ovunque, In Europa, Parigi e Vienna in testa; da noi, il primo a Torino nel 2014; seguirono Roma, Milano, Prato, Palermo, altre città.

Di norma, i gatto – in genere 4 o 5, a volte di più – sono recuperati dalla strada o dai gattili o da altre situazioni disagiate. “Certamente”, osserva la veterinaria Flavia Pedrocchi, “prima che prendano possesso di casa loro passano una selezione: medica per controllare le condizioni di salute e essere sterilizzati, caratteriale per verificare la disponibilità a condividere con i loro simili e gli umani”.

Laureata a Perugia nel 2010, specialista di medicina interna, anestesia, neurologia e nutrizione soprattutto per i piccoli animali, Flavia (come tanti suoi colleghi) sovente visita, in assoluto incognito, i Cat café a Roma dove vive e nelle città dove viaggia. Impressioni finora sostanzialmente positive, dal più al meno.

Come devono essere organizzati, questi locali per gatti?
“Vetrate per filtrare la luce solare e magari un paio di alberi artificiali; mensole sopraelevate fissate ai muri dove i gatti – che al pari di tutti i felini amano salire – possano sia stare a guardare sia spostarsi saltando, senza dover passare fra gli umani; cucce comode, qualcuna a terra e altre sistemate sulle stesse mensole, lettiere collocate in un posto facilmente raggiungibile. Ancora: tanta attenzione a intervenire con antiparassitari al primo sospetto ce ne sia bisogno, e ogni anno un paio di visite di controllo da un veterinario. In quest’ottica, ogni Cat café deve anche predisporre una stanza subito libera in caso di malattia di uno o più gatti; a meno di patologie molto gravi, infatti, ideale è curarli nel loro ambiente, evitando il trauma di un trasferimento”. Infine, musica e luci devono essere basse; hanno udito e vista finissimi, molto superiori a noi”.

Condizioni, queste ultime, non facili da osservare se per esempio nei Cat café arrivano bambini.
“Per i genitori potrebbero essere un’ottima opportunità per insegnare come ci si approccia a un animale, promuovere comportamenti rispettosi. Tipo fare foto, ma non utilizzare il flash, osservare i gatti sperando che si avvicinino, ma non inseguirli per giocare; vietato dare cibo e anche entrare con animali. (Tra l’altro, nel Cat café si mangia vegetariano o vegano, così tanti umani hanno occasione di scoprire che anche questi cibi possono essere buonissimi). In sintesi: ricordiamoci che siamo noi a stare in casa loro, non l’inverso”.

Se qualche umano vuole adottare?
“Penso non ci siano difficoltà, ovviamente dopo gli abituali controlli che in questi casi fanno i veterinari, le associazioni animaliste, i volontari: chi è l’adottante, un regolare preaffido, la richiesta di notizie ogni tanto”.

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