Parigi: D’ici, libertà di parola ai giornalisti in esilio


I fotogiornalisti in esilio
 sono costretti a stare in silenzio per salvare le loro vite e quelle dei familiari. Chi riesce a fuggire dal proprio Paese, difficilmente può continuare la sua professione altrove. A Parigi, alcuni di loro vengono accolti dalla Maison des journalistes, un rifugio sicuro e unico al mondo, da dove poter ricominciare, o forse continuare il loro rischioso lavoro di denuncia, mobilitazione, informazione.

Si ciamano Beraat Gokkus (Turchia), Hani Al Zeitani (Siria), Hassanein Neamah (Iraq), Larbi Graïne (Algeria), … Provengono da Paesi in cui le libertà di stampa, di pensiero e di parola non sono garantite.

Ma da Parigi – d’ici – potranno finalmente raccontare al mondo chi sono, da dove vengono, perché sono scappati e cosa si sono portati dentro, oltre ai ricordi e al dolore. Usano il potere delle immagini e delle parole per descrivere, in una forma di narrazione onesta, fatti ed emozioni e per raccontare la loro vita in esilio e la difficoltà di ritrovare un quotidiano nel Paese che li accoglie. Leggi ora »

Summer School on Euro-Arab Relations

From the 15th of July for five days the College of Europe will organize in Bruges and Brussels its first Summer School on Euro-Arab Relations, which include roundtable discussions, dedicated workshops focussing on skills, lectures, a study visit to EU institutions and opportunities to expand a professional network.

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DoveStiamoAndando? A disobbedire per rimanere umani

Non pensavo che i tuoi editti avessero tanta forza, che un mortale potesse trasgredire le leggi non scritte e incrollabili degli dei. Infatti, queste non sono di oggi o di ieri, ma sempre vivono, e nessuno sa da quando apparvero: così Sofocle, nella tragedia Antigone. Assurta a emblema di disobbedienza civile in quel mondo occidentale che alla Grecia classica ascrive i suoi valori fondanti, Antigone rivendica la legittimità, anzi il dovere, di seppellire il fratello Polinice, trasgredendo il divieto di re Creonte. Morire senza sepolture, era per i greci oltraggio e orrore: la propria psyché avrebbe eternamente vagato fuori dalle porte dell’Ade, il corpo sarebbe diventato preda di cani, di uccelli. E di pesci.

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