Ornella Rota

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Name: Ornella Rota
Date registered: 5 September 2011

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Covid-19. Riflessioni di Rania Hammad


Conosco Rania Hammad da quando, bambina, sovente seguiva il padre (un diplomatico palestinese molto attivo per la pace) nei suoi dibattiti in mezza Italia. Sono passati una trentina di anni poco più poco meno, nei quali si è laureata in Scienze Politiche e ha conseguito un Master in Relazioni Internazionali, ha insegnato Relazioni Internazionali alla S. John’s University, ha scritto i libri “Palestina nel cuore” e “Vita tua Vita mea” (Sinnos ed), si è sposata, ha avuto due figlie. Ha militato – e continua tuttora – per il suo Paese e per la pace nel suo Paese; ha respirato da subito l’aria del mondo e lo ha percorso.

Ma le è rimasto uguale quel modo di guardare che sembra giudicarti e al contempo chiederti cosa pensi di lei. Scrive molto bene (italiano, arabo, inglese), ha anche firmato la prefazione al mio libro “L’incantesimo dei tanti mondi – Conversazioni con Vincenzo Parma”. Eppure ogni volta, parlando di libri ti chiede, con un’espressione seria seria: “Davvero pensi che io non sia così male??!”

No, Rania. Proprio no. Anzi, il contrario.

Così, quando mi ha mandato da leggere queste sue riflessioni, di slancio le ho proposte alla direttrice Silvia Dogliani, che le ha subito approvate.

Eccole.

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DoveStiamoAndando? A utilizzare tutte le parole del mondo

ROMA – La purezza della lingua, si dice. Ma quando mai. È come per la cucina: siamo tutti mischiati, tutti imparentati, tutti bastardi. Detto questo, infarcire di parole straniere il linguaggio nel quale stai parlando dimostra solamente che non conosci abbastanza per utilizzarlo compiutamente.

Comunque, tolti di mezzo eventuali carenze e probabili provincialismi, il fatto è che le lingue rimangono vive se accettano di contaminarsi con altre e di adeguarsi ai mutamenti sociali. Lo constatiamo con gli idiomi neo latini (italiano francese spagnolo portoghese rumeno), nelle nazioni del bacino mediterraneo, e nei vari Paesi un po’ ovunque.

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DoveStiamoAndando? A gustare i sapori del mondo

ROMA – Mai incontrato connazionali che, in viaggio all’estero, cercano un ristorante italiano? E chi, in patria, rifiuta di assaggiare cibi di altri Paesi? C’è qualcosa di più di obiettiva ottusità: la solita, maledetta paura di quel che non si conosce, di quel che è diverso. Si trattasse solamente di gusti e palato, uno/a assaggerebbe, prima di decidere; se poi rifiuta, almeno sa cosa. Deve essere molto fragile, questa identità, se bisogna proteggerla persino dall’essere curiosi. Emergono ataviche ossessioni: Se-mangio-il-tuo-cibo-rischio-di-diventare-come-te, e/o Se accetto il tuo cibo finirò per accettare anche te – invece no, sia mai, non passa lo straniero, appunto.

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DoveStiamoAndando? A ricuperare il passato per costruire il futuro

ISTANBUL – Gülçin Anmaç ovvero dell’eleganza. Elegante il suo aspetto, l’abbigliamento, il modo di porsi, il gestire; alle pareti della sua grande casa/studio chiara, luminosa, spaziosa, fioriscono le grandi miniature per cui è diventata celebre. Grattacielo, piano alto, ampie vetrate aprono su Istanbul magica e infinita.

Laurea in Antropologia, master in Conservazione dei Beni Culturali, pluripremiata anche a livello internazionale, protagonista di almeno un centinaio di mostre e di una cinquantina di libri, Gülçin insegna al Centro nazionale delle Arti Tradizionali (e in altri enti), lavora per documentari della tv turca (il più recente, Mevlanza Rumi, dedicato al massimo poeta mistico della letteratura persiana, fondatore della Confraternita Sufi dei Dervisci Rotanti).

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